Corte Conti: troppe tasse, addio crescita

ROMA  La Corte dei Conti spara a zero contro l’austerità  e l’aumento delle tasse. Una terapia «costosa e inefficace», ha detto ieri il presidente dell’alta magistratura contabile Luigi Giampaolino nel corso dell’audizione sull’aggiornamento di settembre del Documento di economia e finanza.

Una nuova frecciata sul tema del corto circuito “rigore-crescita” indirizzata per buona parte alle misure varate dal governo Monti, dopo quella del giugno scorso, che stavolta ha suscitata lo reazione del ministro dell’Economia Vittorio Grilli: «Non c’è nessun corto circuito, ma ci deve essere per forza compatibilità , perché avere la crescita senza rigore è come costruire una casa sulla sabbia».
Più positiva l’analisi di Bankitalia che invita tuttavia il governo a «ridurre l’insieme delle spese », a spostarsi «da quelle meno produttive» a quelle più produttive e «ad abbassare la pressione fiscale sui contribuenti in regola, sul lavoro, sulle imprese». Il vicedirettore generale Salvatore Rossi, ascoltato in Parlamento sul Def, ha inoltre suggerito la riduzione del debito con le dismissioni del patrimonio pubblico. Bankitalia rassicura sul Fiscal Compact: con il pareggio di bilancio e una crescita di almeno l’1 per cento reale, il Paese sarà  in regola nel periodo 2016-2018 con la «regola del debito». Via Nazionale osserva inoltre che l’Italia il prossimo anno sarà  «tra i pochi Paesi non sottoposti alla procedura di disavanzo eccessivo » collocandosi sotto il 3 per cento del deficit-Pil. Il consiglio di Rossi è tuttavia di programmare misure per mantenere il pareggio dopo il 2013 e l’equilibrio di bilancio anche per gli enti locali.
Le critiche della Corte invece non risparmiano nessun aspetto della politica economia del governo e anche l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013, vera e propria bandiera del governo, viene giudicato un «equilibrio precario» se raggiunto con le modalità  in essere. Quali? La Corte dice che le spese sono diminuite in termini assoluti, ma visto che è sceso anche il Pil, il rapporto non si è abbassato e dunque il governo ha dovuto agire aumentando le tasse. Nel solo. Per il 2013, il 70 per cento della manovra è realizzato con aumenti di tasse e la pressione fiscale è destinata a superare il 45 per cento. Siccome l’austerità  provoca recessione e la recessione fa diminuire il gettito, si innesca una sorta di corto circuito in base al quale più si fanno manovre e più c’è bisogno di farne. Una sorta di fatica di Sisifo.
«Secondo gli stessi parametri offerti dal documento governativo – ha sottolineato Giampaolino – quasi due terzi della riduzione del Pil nel 2013 devono essere imputati alle dimensioni e alla composizione della manovra complessiva di finanza pubblica attuata a partire dall’estate 2011». In tal modo «l’effetto recessivo
attribuibile alle misure di riduzione del disavanzo avrebbe dissolto circa metà  dei 75 miliardi della correzione prevista per il 2013» . La questione fiscale – dopo la sortita della maggioranza parlamentare che chiede un fondo taglia-tasse alimentato con i proventi dell’evasione nella delega fiscale – resta in primo piano. E ieri la Commissione Finanze della Camera ha avviato la discussione degli emendamenti in attesa di quelli del relatore Alberto Fluvi.
Intanto si lavora alla semplificazione fiscale. Sono 108 gli adempimenti a carico dei contribuenti censiti dall’Agenzia delle Entrate che intende disboscare la selva delle complicazioni. Il direttore dell’Agenzia, Attilio Befera, ha infatti inviato a tutte le associazioni una lettera per chiedere la collaborazione e far scattare l’operazione.


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