Fonsai, bufera giudiziaria sull’Isvap

MILANO — La procura di Torino che indaga su Fonsai con l’ipotesi di falso in bilancio prende l’iniziativa e mette sotto inchiesta anche il presidente dell’Isvap Giancarlo Giannini, ordinando la perquisizione degli uffici romani e della sua abitazione alla ricerca di documenti sensibili. Giannini potrebbe essere accusato di concorso in falso in bilancio con gli otto consiglieri di Fonsai già  sotto indagine ma soprattutto, rileva il decreto di perquisizione, «è possibile ritenere vi sia traccia di inadempimenti, ritardi e, financo, collusioni da parte dell’autorità  di controllo e in particolare da parte del suo presidente (organo cui compete ogni decisione al riguardo) con il management della società  sottoposta a controllo (Fonsai), inadempimenti, ritardi e collusioni che hanno finito per il consentire a Fonsai di esporre nei bilanci e, più in generale, nelle comunicazioni sociali, fatti materiali non rispondenti al vero (ancorché oggetto di valutazioni)».
Insomma il procuratore aggiunto Vittorio Nessi e il sostituto Marco Gianoglio vogliono capire come mai per un decennio Giannini e l’Isvap siano stati così indulgenti nei confronti della compagnia che nel 2002 si è fusa con la Sai della famiglia Ligresti senza neanche lanciare l’Opa. E, restringendo il campo agli ultimi tre anni, come mai l’Isvap, «pur avendo appreso della criticità  nella determinazione della riserva sinistri del ramo auto della compagnia assicurativa Fonsai fin dal marzo 2009, ha disposto l’ispezione solo nel gennaio 2011, dopo l’aver preannunciato l’attività  fin dall’agosto 2010 e ciò anche a seguito di plurime sollecitazioni ».
Solo a marzo 2011, quindi, Giannini ha cominciato a spingere sull’acceleratore dichiarando lo stato di crisi della compagnia e chiedendo un aumento di capitale della compagnia che nel frattempo stava cadendo nelle mani dei principali creditori, Unicredit e Mediobanca, che volevano prenderne il controllo ancora una volta senza lanciare alcuna Opa sul mercato. Esenzione che la Consob può concedere solo alle società  in crisi e così è stato per ben due volte in occasione dei rispettivi aumenti di capitale, a luglio 2011 e a luglio 2012. Inoltre, rileva la procura, «a fronte di condotte gravemente anomale da parte di Fonsai nel ramo Rc Auto, per quanto consta agli atti, non risulta essere mai stata estesa ispezione alcuna avente ad oggetto la Rc generale». E ancora, «nonostante la dichiarata necessità  di rafforzamento del carico residuo delle riserve Rc Auto per i sinistri relativi alle generazioni precedenti non si sono ravvisati i presupposti per pregnanti interventi autoritativi su Fonsai». Insomma i dubbi della procura sul comportamento tenuto da Giannini sono molti e non è escluso che riguardino anche l’Unipol, con cui Fonsai ha accettato di confluire nell’ambito di un ampio piano di ricapitalizzazione. Chi era contrario a questa operazione, perché intravedeva un deficit di riserve nel bilancio della compagnia bolognese, il responsabile di Vigilanza 1 dell’Isvap Giovanni Cucinotta, è stato brutalmente estromesso dal processo autorizzativo ad opera del vicedirettore generale Flavia Mazzarella. E a operazione conclusa gli è stata tolta la vigilanza su Unipol.


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