«Io capo politico e garante»

 ROMA — «Dobbiamo evitare che entri Totò u curtu, sennò ce lo teniamo tutta la vita». Beppe Grillo non aspetta la certificazione del trionfo siciliano di Giancarlo Cancelleri per pubblicare le attese regole di selezione dei candidati alle elezioni politiche. E visto il successo crescente, si cautela dal rischio di imbarcare nel carro gli opportunisti, o peggio, dell’ultima ora. Per questo sceglie di blindare il movimento, con regole rigidissime, che ne fanno un fortino chiuso. E che hanno due conseguenze non casuali: tagliano fuori l’opposizione interna, da Giovanni Favia a Valentino Tavolazzi; consentono al «megafono» Grillo di presentarsi come candidato premier, senza venir meno alla promessa di non candidarsi al Parlamento.
Il successo siciliano Cancelleri lo attribuisce innanzitutto a Grillo, con un comunicato elegiaco: «Caro Beppe, per due settimane hai dato l’anima per questa terra come se il siciliano fossi tu e non io. Hai attraversato lo Stretto, hai perso la voce e nonostante tutto hai continuato a fare tre o quattro comizi al giorno».
Ora i voti arriveranno copiosi, se è vero, come dice Pier Ferdinando Casini, che «se in Sicilia vale il 15%, a livello nazionale vale il 25». Ci sarebbe da entusiasmarsi, al netto delle astensioni, ma Grillo risparmia toni trionfalistici. «Sarà  un cambiamento epocale, duro, sbaglieremo, sbaglierò, mi accuserete di qualsiasi cosa». Grillo si dimostra preoccupato per l’unità  interna: «Dateci una mano piuttosto che darci martellate in testa, a me e a Casaleggio, dateci consigli».
In attesa dei consigli, le regole per la marcia sul Parlamento le ha già  decise. Potrà  candidarsi alle elezioni interne (online) solo chi già  fa parte del movimento: ovvero solo chi si è presentato (non eletto) alle elezioni comunali o regionali con liste certificate 5 Stelle. Porte chiuse per gli eletti e per chi si è avvicinato negli ultimi tempi (in molte città  non si vota da anni). Regole strette (che farebbero arrabbiare Renzi) anche per chi potrà  votare via web: solo gli iscritti entro il 30 settembre che entro il 2 novembre avranno certificato la propria identità  caricando sul sito un documento. Nuovi adepti e convertiti dell’ultima ora dovranno aspettare. Tra le altre regole, no a condannati (anche in primo grado), a paracadutati e ai talk show. L’indennità  dei parlamentari non potrà  superare i 5 mila euro lordi (oltre a benefit e altre voci di rimborso). L’eccedente dovrà  essere restituito allo Stato.
Sul sito Grillo spiega: «Io devo essere il capo politico del movimento, ma il mio ruolo è quello di garante». Che vuol dire? Secondo Giovanni Favia, «sarà  il capo della coalizione, ovvero il candidato premier. Ma solo con un ruolo rappresentativo». «Un’idea geniale», aggiunge, provando a recuperare terreno dopo la rottura dei mesi scorsi.
Ferrea, appare la regola delle non alleanze per il movimento. Movimento, non partito. Perché la rivoluzione promessa è innanzitutto una tagliola semantica: si invitano i giornalisti a non usare termini come «partito» e «leader». L’ex comico (termine che evidentemente dovrà  essere abolito) aggiunge che chi entrerà  in Parlamento «si toglierà  questo nomignolo ormai deleterio di onorevole: sarà  cittadino del Movimento 5 Stelle».


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