Nel Lazio si voterà  senza la norma sulle «liste pulite»

ROMA — «Credo che per le elezioni nel Lazio il governo non farà  in tempo a varare le nuove norme sulla incandidabilità  dei condannati definitivi. Ma c’è il massimo impegno a emanare il decreto legislativo prima delle elezioni politiche». Il ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, non è pessimista. Ma è realista e sa bene che la norma «liste pulite» dipende soltanto dalla data di approvazione del ddl anticorruzione in aula mercoledì 10 al Senato per poi esser rimpallato alla Camera tra fine ottobre e novembre.
«Il termine “a quo” è l’approvazione definitiva della legge, dopo di che il governo ha un impegno forte a varare il decreto legislativo in tempo utile per le elezioni politiche», conferma Patroni Griffi che però non nasconde una sottile preoccupazione per il successivo passaggio parlamentare. Ove infatti Palazzo Chigi fosse così solerte da bruciare tutte le scadenze previste («il governo esercita la delega entro un anno») lo schema di decreto deve pur sempre transitare nelle commissioni parlamentari per il parere: e così, spiega il ministro al termine di una audizione a Montecitorio, «se le Camere si prendono legittimamente tutti i 60 giorni previsti, con i tempi saremo veramente stretti». Eppure il problema di vietare ai condannati l’accesso in Parlamento, a Strasburgo e negli enti locali è un problema conosciuto fin da quando il ministro Angelino Alfano e il sottosegretario Giacomo Caliendo scrissero l’articolo 8 del ddl anticorruzione poi trasformato in articolo 17 alla Camera con piccole limature.
Riassumendo: alle prossime elezioni per il consiglio regionale del Lazio i condannati definitivi cui non si applica l’interdizione dai pubblici uffici potranno candidarsi. Invece, visti i tempi incerti di approvazione del ddl anticorruzione, il governo è entrato in fibrillazione per non perdere il treno delle liste pulite alle politiche. Il vice presidente del Csm, Michele Vietti, ha mandato un messaggio forte: «Evitare la candidatura dei condannati mi sembra il minimo, penso che la politica dovrebbe fare di più».
Per questo ieri — dopo una telefonata tra Patroni Griffi e il ministro Cancellieri che dovrà  predisporre lo schema del decreto — anche il Guardasigilli Paola Severino ha abbandonato il suo riserbo su una materia che considera non di sua stretta competenza: «Sul tema dell’incandidabilità  parliamo di una delega con un tempo massimo e credo ci sia un fortissimo impegno perché, appena ultimata la legge anticorruzione, questa delega possa essere riempita nei tempi più brevi possibili». Ma il Pd non si fida e oggi, con un ordine del giorno firmato da Silvia Della Monica, chiederà  che il governo eserciti la sua delega entro un mese.
Sempre oggi il ministro Severino presenterà  i suoi emendamenti: due per introdurre nel ddl anticorruzione i ritocchi chiesti dal Pdl (corruzione tra privati e traffico di influenze illecite) e uno per ammorbidire la norma Giachetti che impone un giro di vite sui magistrati fuori ruolo. Sull’eventuale fiducia si vedrà  nelle prossime ore.


Related Articles

Milano, sipario sull’Expo e Sala guarda già alla corsa a sindaco

Il commissario: candidarsi è una possibilità, ne parleremo L’orgoglio di Mattarella: l’Italia unita sa vincere le sfide

Mose. Trentuno anni e costi quadruplicati Quando diremo basta alle mazzette?

Per il Mose ci sono voluti nove volte i tempi del colossale ponte di Donghai

Stato-mafia. La critica non è tritolo

Stato-mafia. L’occasione per lo scontro è il processo per la trattativa, con vari accadimenti in corso d’opera quali la distruzione delle intercettazioni casuali del capo dello stato con il senatore Mancino e la successiva audizione dello stesso Napolitano come teste per gli «indicibili accordi» adombratigli dal suo defunto consigliere Loris D’Ambrosio: non mancheranno comunque altre puntate, posto che si andrà avanti ancora per alcuni anni

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment