Obama in clausura per il duello tv prepara la rivincita su Romney

NEW YORK — «Ben tornato, vecchio Mitt Romney moderato, ci sei mancato». La battuta la sfodera Bill Clinton nel suo comizio a sostegno di Barack Obama. È implicito il suggerimento dell’ex presidente, grande comunicatore e veterano dei trionfi elettorali: domani sera nel secondo dello tv Obama dovrà  attaccare le contraddizioni e i voltafaccia del candidato repubblicano. Un altro ex presidente… ma solo al cinema, cioè l’attore nero Morgan Freeman, presta la sua voce all’ultimo spot pubblicitario del presidente: «Abbiamo fatto fuori Bin Laden, stiamo riportando i militari a casa, le fabbriche hanno ripreso a sfornare auto. È ora di andare avanti, non di tornare indietro ».
Il vero presidente in queste ore è scomparso dalla circolazione. A differenza del primo duello tv, che affrontò troppo sicuro di sé, stavolta “studia” la sua parte con la massima concentrazione. Ha sospeso i comizi. È in ritiro in un hotel di Williamsburg (Virginia), con i fedelissimi David Axelrod e David Plouffe che lo consigliarono nel 2008; e con l’ex candidato John Kerry a recitare nella parte di Romney. Come aggiusterà  il tiro Obama, dopo la disastrosa performance del 3 ottobre a Denver, che ha rilanciato Romney nei sondaggi?
L’ultima rilevazione Gallup dà  il “sorpasso” del repubblicano, con il 49% contro il 46% per il presidente. È un sondaggio importante perché effettuato tra i “probabili elettori”, cioè depurando il campione da chi è poco motivato e rischia di rimanere a casa il 6 novembre. Per i democratici la speranza viene dall’Ohio, uno Stato in bilico che potrebbe rivelarsi decisivo: lì Obama avrebbe il 63% dei consensi tra coloro che hanno già  votato per corrispondenza. Ma si tratta di meno di un quinto dell’elettorato. Il dato finale può ribaltarsi se Romney continua nella sua rimonta, galvanizza i repubblicani e cattura gli indecisi.
Il dilemma per Obama domani sera sta proprio qui: “motivare” i suoi oppure convincere chi ancora ondeggia? La strada indicata da Clinton è la strategia di attacco: demolire l’avversario dimostrando che è un opportunista, oggi recita la parte del moderato ma il suo piano fiscale è ultra-liberista, basato su nuovi sgravi fiscali ai ricchi. Cioè le stesse politiche che sotto George Bush portarono alla grande crisi. È la tattica già  sperimentata dal vicepresidente Joe Biden giovedì contro il numero due repubblicano Paul Ryan. L’aggressività  â€” di cui Obama fu totalmente sprovvisto nel primo duello — può servire a mobilitare le proprie truppe, per ripetere l’exploit del 2008 nell’alta affluenza dei democratici alle urne. La stessa aggressività  può alienare i moderati indecisi.
È inusuale che un presidente uscente insegua il secondo mandato sottolineando soprattutto i difetti dell’avversario. È il monito che lancia l’editoriale del Washington Post, quotidiano vicino alla Casa Bianca: «Facci vedere una politica». Cioè: tira fuori una strategia per il secondo mandato, imposta la campagna in positivo. È il dilemma che segnalano molte analisi demoscopiche. Non basta mettere insieme la verve di Clinton e il messaggio letto da Freeman, cioè dire agli elettori che il Romneymoderato è un’impostura e le sue politiche riporterebbero in auge quelle di Bush. Gli elettori si aspettano qualcosa di più, per dare fiducia a un presidente dopo quattro anni di governo. L’aggressività  non sarebbe “presidenziale” e soprattutto non sarebbe “obamiana”. Il suo biografo David Maraniss risale addirittura all’infanzia per spiegare perché un nero cresciuto in Indonesia si è costruito un carattere che non prevede l’aggressione altrui. Maraniss ammonisce però a non sottovalutarlo: «La sua storia dimostra che dà  il meglio di sé dopo aver sbagliato, e quando la pressione sale ai massimi».


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