Berlusconi cambia linea: niente campagna anti Monti

ROMA — In un clima di caos ormai totale, in cui — a seconda delle tifoserie che scendono in campo — ogni evento ha una sua lettura e ricostruzione contrapposta, Silvio Berlusconi vola a Malindi e si lascia dichiarazioni e polemiche alle spalle.

Dopo il suo incontro di mercoledì sera con Alfano, presenti anche Letta, Cicchitto, Verdini e il tesoriere Crimi, l’aria che tira nel Pdl resta agitatissima. Siano più verosimili le parole di chi descrive la serata come di scontro tra presidente e segretario (Berlusconi smentisce seccamente) o di sostanziale presa d’atto che per ora si va avanti così, con tutte le difficoltà  economiche che assillano il Pdl, la verità  è che nel partito nessuno ha certezze su quali siano le reali intenzioni dell’ex premier.
Alla continua ricerca della formula per tornare vincente — come appare anche da uno schemino disegnato su un tovagliolo di carta a Montecatini nel quale individua come l’unione tra il «nuovo» e il «pulito» la chiave per arrivare al 50% —, Berlusconi è indeciso tra varie opzioni: se limitarsi a rimanere fuori dal gioco di primarie nelle quali continua a non credere, se operare per costruire nel frattempo una lista personale che si affianchi al partito, se far saltare in aria tutto per ricostruire da zero, magari mettendone in campo addirittura tre di liste: una al femminile, una di imprenditori guidata dal banchiere modenese Samorì — che ha già  pronto il suo movimento «Moderati italiani per la rivoluzione» —, una per la vecchia Forza Italia.
«La verità  â€” dice un big del Pdl — è che cambia opinione ogni giorno… Che voglia fare la sua lista si sa, che la faccia è un’altra cosa». Con che linea poi? Anche qui, grandi avanzate e ritirate: ieri sono state diffuse anticipazioni di una sua intervista (sembra concessa lunedì scorso) per l’ultimo libro di Bruno Vespa: «Non faremo una campagna elettorale contro Monti. Siamo però convinti che l’austerità  imposta dall’Unione Europea, a noi come ad altri Paesi, su pressione di una Germania che svolge un ruolo da Paese egemone, con un’egemonia non solidale ma egoista, abbia immesso l’economia in una spirale recessiva senza fine». Parole che suonano come una marcia indietro rispetto a quelle di Villa Gernetto.
Non solo: il Cavaliere dice la sua anche sulla legge elettorale, esprimendosi a favore del «modello spagnolo, mentre il Pd vuole mantenere il Porcellum» e dicendosi contrarissimo alle preferenze: «Sono un’anomalia italiana. Io sono letteralmente terrorizzato dal voto di scambio. Non si dimentichi che Fiorito nel Lazio e Zambetti in Lombardia sono stati eletti con le preferenze».
Mentre gli ex An tornano a innervosirsi e che si arrivi davvero a una nuova legge elettorale è tutto da vedere. Tanto più, visto che è Alfano a rilanciare la proposta, già  fatta da Casini, di anticipare il voto per le Politiche «di una cinquantina di giorni», dunque a febbraio, per permettere l’election day con Lazio e Lombardia. Una presa di posizione che renderebbe ancora più difficile il cammino verso una nuova legge elettorale e che, in chiave interna, avrebbe l’effetto di far coincidere le primarie del Pdl con l’apertura della campagna elettorale.
Una campagna che sta già  angustiando il partito, in preda a una crisi di risorse: in cassa, ha spiegato al vertice Crimi, praticamente non c’è più un euro di liquidità  dopo il dimezzamento dei rimborsi elettorali. E se si rischia di dover chiudere sedi e non pagare stipendi, si capisce come sia pesantissimo finanziare campagne elettorali che, a partire da quelle per le primarie, avranno bisogno di parecchi fondi. Come hanno detto a Berlusconi i suoi, ormai la vecchia strategia delle apparizioni in tivù e nei talk show «non paga più», bisogna trovare un mix tra il nuovo linguaggio della Rete e la vecchia politica del porta a porta, dei banchetti, dei comizi.
Tutte cose costosissime che, assieme alle primarie, necessiterebbero di un apporto di Berlusconi, il quale però non ha intenzione di aprire la borsa. Ma Alfano è decisissimo a tenere l’appuntamento nonostante le difficoltà . Non ultime le proteste degli altri candidati per regole troppo rigide: «Sono primarie truffa — denuncia Daniela Santanchè, raccogliendo anche i malumori di altri candidati come Galan e Crosetto — non si possono raccogliere 10 mila firme in una settimana, va posticipata la data». Richiesta che cade nel vuoto: «Non si tocca nulla», è secco Cicchitto.
Paola Di Caro


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