Elizabeth, una prof a casa di Romney così Obama punta a espugnare Boston

L’1 per cento non ha bisogno di un taglio alle tasse. E se la pensate come me l’unica soluzione è andare a votare martedì: e andare a votare Elizabeth Warren».
Benvenuti a Boston, nel cuore del cuore d’America, nell’unica campagna elettorale che si avvita come una trottola impazzita, dove il candidato democratico al Senato, la professoressa Elizabeth appunto, è in realtà  la donna che Barack Obama un anno fa cacciò a calci dalla Casa Bianca, e il candidato repubblicano, l’ex
eroe dei Tea Party Scott Brown, chiude invece l’ultimo spot fermando l’immagine sul presidente nero: «Non votate per il partito, votate per l’uomo». Cioè per lui, Scott, e volendo anche per Barack. Sì, nella città  elettiva di Mitt Romney, la capitale di quel Massachusetts che gli ha regalato finora l’unico titolo politico che può sfoggiare, Governatore, succede anche questo: che gli opposti non solo si incontrano ma nello slancio si superano. Del resto qui è nata l’America con la rivolta del Tè e la Rivoluzione, qui è rinata l’America con il mito infinito dei Kennedy. E qui l’America che aveva avuto il coraggio di eleggere Obama, il Kennedy nero, ha fatto di nuovo testacoda: appuntando sullo scranno che l’ultimo leone, Ted, aveva mantenuto per quarant’anni, lo sconosciuto Brown. Fu proprio quell’elezione a lasciar presagire l’onda lunga dei Tea Party che nel 2010 avrebbe allagato il Congresso: riuscirà  Elizabeth a restituire Boston a Barack Obama?
I ragazzi che applaudono qui al Reggie Lewis Center su Trenton, la megapalestra che il campione dei Celtics ha trasformato in un centro d’azione umanitaria, sono proprio la base che Barack ha fatto tanta fatica a elettrizzare di nuovo, quattro anni dopo quella speranza, «hope», di cambiamento, «change», a volte tradita: magari proprio liberandosi di una guerriera come Elizabeth. Così la signora che s’è fatta la fama di paladina dei consumatori, e proprio per questo il presidente aveva chiamato a lavorare accanto a sé, oggi si avvia a una vittoria che sarebbe due volte importante â€” sei punti di vantaggio nell’ultimo sondaggio ieri — dopo una campagna tutta giocata dicendo, sempre, qualcosa di sinistra. Anche per distanziarsi dal bravo Scott che sul seggio dei Kennedy dev’essere stato toccato dallo spirito di Camelot: e da destrorso teapartino ha finito per trasformarsi in un campione del compromesso bipartisan. Sì, odia gli estremi, Scott. Per questo ha disegnato tutta una campagna etichettando Elizabeth come «estremista». Ieri a dargli manforte è arrivato pure Rudy Giuliani, altro repubblicano senza paraocchi, ecco a voi il sindaco d’America, ha detto il senatore,
e l’uomo che svettò sulle macerie di Ground Zero ha accusato la Warren di «essere una che è sempre stata così sul ciglio da averlo ormai passato: ed esserci cascata».
Il ciglio è naturalmente quello delle battaglie contro Wall Street, la riforma della legge sulla bancarotta per permettere anche ai poveri cristi e non solo alle banche o alle imprese «too big to fail», troppo grandi per fallire, di trovare sempre una scappatoia. Lei sì che sa bene di che cosa parla: e non solo perché è la più grande esperta Usa in materia. La ragazza dell’Oklahoma aveva 12 anni quando papà , che faceva il custode, ebbe un attacco di cuore, fu costretto a lavorare sempre meno e affondò la famiglia nei debiti, le cure che non riusciva più a pagare, la macchina pignorata.
Elizabeth è cresciuta con quella gran voglia di rivalsa: arrendersi mai. Neppure a Barack Obama, che prima la vuole con sé e poi le dà  il benservito proprio per non inimicarsi Wall Street. Il resto è cronaca. Il Massachusetts è terra dalla salda tradizione democratica, Romney è stato una parentesi e poi il Romney visto qui era quello versione liberal, quello della riforma sanitaria che lo stesso Obama prese a esempio e lo stesso Mitt oggi disprezza come Obamacare. Anche Brown si avvia a diventare una parentesi? Intanto i duellanti hanno speso già  68 milioni di dollari in due: un record per un’elezione senatoriale. E la città  è così elettrizzata dalla sfida, locale e nazionale, che quei parrucconi degli Aerosmith hanno pensato bene di organizzare un concerto pre-elettorale. L’appuntamento è per domani sera, farà  un freddo della madonna ma che un evento, Steven Tyler ha scelto di esibirsi proprio al 1325 di Commonwealth Avenue, dove la loro avventura nacque quarant’anni fa. Romney dice che la band sta con lui, loro fanno — e ti pareva — i bipartisan: «L’importante è andare a votare». Tanto si sa: comunque vada, qui a vincere è sempre Boston.


Related Articles

Tabloid-gate, arrestata la Brooks si dimette il capo di Scotland Yard

Terremoto a Londra, indagato anche James Murdoch.  Rebekah accusata di corruzione. Il gruppo sospettato anche di frode fiscale 

Tutto dipende da Berlino

"Forza Angela, rilancia!"Forza Angela, rilancia!” Nicolas Vadot

Per il futuro dell’euro si avvicina il momento fatidico: da adesso al Consiglio europeo del 28 e 29 giugno Angela Merkel dovrà  decidere se e in quale misura la Germania ha veramente intenzione di salvare la moneta unica

La cittadinanza mancata alla radice della rivolta

L’esercito thailandese sta riprendendo il controllo della città . I leader delle «camicie rosse», divisi, si sono arresi. La rivolta è sconfitta. Ma gli sviluppi di queste ore hanno spinto qualche ministro a dire che neppure il governo può vantare vittoria.

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment