“I condannati fuori dal Parlamento”

ROMA — “Liste pulite” finalmente al via. Definitivamente fuori i condannati definitivi per reati gravissimi (mafia e terrorismo), per corruzione e concussione, e per tutti i delitti con una pena da quattro anni in su che già  comportano la custodia cautelare. Non c’è, nel decreto legislativo, quell’elenco dei reati che qualcuno avrebbe voluto che ci fosse, ma ci sono paletti certi che costituiranno, d’ora in avanti, una barriera insormontabile per chi vorrebbe entrare ugualmente nelle istituzioni anche con una fedina penale ormai macchiata per sempre.
Esattamente 48 ore dopo la definitiva entrata in vigore della legge anti-corruzione che, allo scoccare della mezzanotte del 28 novembre, è entrata a pieno titolo a far parte dei codici, arriva il decreto legislativo che ne attua uno degli articoli più discussi, quello dell’incandidabilità . Stavolta il decreto è davvero pronto. Lo presenteranno domani, durante il consiglio dei ministri, i tre titolari della delega, Anna Maria Cancellieri per l’Interno, Paola Severino per la Giustizia, Filippo Patroni Griffi per la Funzione pubblica. Fino all’ultimo momento il testo è volutamente top secret. Non è stato discusso neppure durante il preconsiglio di mercoledì. Non lo conoscono ancora a palazzo Chigi. Per certo una conseguenza delle limature che sta curando il capo di gabinetto del Viminale, il prefetto Bruno Frattasi. Ma anche per la necessità  di evitare qualsiasi tipo di pressione a modificare una sola virgola. E con un argomento scottante come questo tra le mani si può ben capire come prudenza e rigore siano indispensabili. Un testo lungo, in cui alle nuove regole per tenere lontano dalle istituzioni i condannati definitivi, si aggiunge una complessa rivisitazione e ricognizione di tutte le regole sull’incandidabilità  per le consultazioni non nazionali.
Il “cuore” del decreto è ovviamente quello che riguarda i reati.
Che porteranno a tenere fuori dal Parlamento europeo e italiano, ma anche da Regioni, Province, Comuni, Circoscrizioni, Consorzi e Comunità  montane e tutti gli enti in cui c’è una nomina pubblica come le Asl, chi ha una condanna definitiva. Garantito anche un “governo pulito”. Dimissioni obbligatorie ad elezione avvenuta se subentra la condanna definitiva. Stesse regole anche per chi patteggia.
La «strada maestra» seguita l’ha ribadita ieri Severino: «Abbiamo evitato di selezionare i singoli reati, ma abbiamo fornito criteri e parametri oggettivi».
Il primo, già  indicato nella legge anti-corruzione, tiene fuori chi ha subito condanne fino a due anni per reati gravissimi e gravi, quelli elencati nel codice di procedura penale dall’articolo 51, commi 3 bis e 3 quater. Fuori i condannati per terrorismo e per mafia, per sequestri di persona, per la tratta di esseri umani, contrabbando, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, il traffico di rifiuti. Il secondo parametro era anch’esso già  scritto nella delega, fuori chi ha subito condanne oltre due anni per i reati dei colletti bianchi, corruzione in tutte le sue forme, concussione, peculato, malversazione, ma anche i nuovi reati di Severino come corruzione tra privati e traffico di influenze, puniti fino a tre anni. Dentro i reati fallimentari, la bancarotta fraudolenta (forse fuori quella semplice).
L’ultimo gruppo di esclusioni è quello su cui si è lavorato di più. Si era partiti con l’idea di elencare i reati uno per uno, ma Severino ha imposto uno stop. Ha indicato la necessità , che ribadiva ancora ieri, dei «criteri oggettivi». Il chiodo cui appendere l’incandidabilità  è stato individuato nell’articolo 280 del codice di procedura penale, il secondo comma, che disciplina la custodia cautelare in carcere «per i delitti consumarti o tentati per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni». Esclusi solo i delitti colposi, tipo l’incidente stradale in cui il guidatore non ha effettive responsabilità . Dentro, ma il decreto non ha volutamente questo elenco, ci rientra qualsiasi reato, tra quelli previsti nel codice, per cui i quattro anni di carcere rappresentano uno step invalicabile.
Da venerdì comincia il conto alla rovescia. Approvato dal consiglio dei ministri, il decreto passa nelle commissioni che dovranno dare un parere consultivo in 60 giorni. Poi l’ultima conferma sempre da palazzo Chigi. Le elezioni regionali rischiano di restare formalmente fuori dal nuovo sbarramento, ma qualora degli eletti venissero poi condannati dovranno dimettersi. Restano candidabili i condannati in primo e secondo grado. Ma qui dovrebbe scattare la libera etica dei partiti.


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