LA QUESTIONE MERIDIONALE

La corruzione non è da meno, e a ricordarcelo è l’ultimo arrivato Vincenzo Maruccio, l’ex capogruppo dell’Idv alla Regione Lazio arrestato ieri mattina perché – questa è l’accusa – avrebbe sottratto alle casse del partito un milione di euro in due anni, giocandosene centomila ai videopoker.
Desta impressione, infatti, che alla chiamata per uno sciopero europeo, il primo proclamato nella sua storia dalla Confederazione europea dei sindacati, abbiano risposto solo i paesi del sud Europa: la Spagna prima di tutti, il Portogallo, la Grecia ormai in un perenne stato di mobilitazione che però non riesce a sfondare i confini nazionali, e ultima arrivata l’Italia, per iniziativa di Cgil e Cobas e con l’ostilità  di Cisl e Uil.
È il segnale – temiamo – che il solco tra il nord e i paesi mediterranei scavato nei primi cinque anni della Grande Crisi diventa sempre più profondo e configura una questione meridionale europea che rievoca quella che si trovò di fronte l’Italia all’indomani dell’Unità . Sarebbe stato bello se a ripianarlo avessero cominciato le organizzazioni dei lavoratori, nel segno di una nuova cartografia europea disegnata su criteri di solidarietà  – di lotta di classe, si sarebbe detto un tempo – e non geografici.
Sappiamo che alla “chiamata”, per fortuna, risponderanno tanti movimenti, questa volta dai quattro lati del Continente – indignados, studenti, precari, insegnanti – nonostante dal sindacato non sia arrivata alcuna lettera d’invito. Sono loro il nuovo fronte sociale a cui guardare con speranza per un’altra Europa. È dalla generazione senza futuro che potrà  arrivare alle sinistre disorientate la linfa necessaria a impedirne un mesto ripiego nella gestione dell’esistente o, peggio, nel cinismo di chi non crede più ad alcuna utopia. Per accorgersene non è mai troppo tardi.


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