«Fiat riconosca i delegati»

Secondo la Cgil, una sentenza già  emessa a Torino dà  diritto alla rappresentanza anche a chi non ha firmato i contratti. Ma il Lingotto si appella allo Statuto dei lavoratori «La Fiat seguita ad avere un atteggiamento ostruzionistico rispetto all’applicazione delle sentenze, ma noi siamo intenzionati a esercitare il nostro diritto di avere le Rsa a Pomigliano». Il segretario nazionale Fiom Giorgio Airaudo contesta la decisione del Lingotto di non voler riconoscere gli 8 rappresentanti che la Fiom ha nominato subito dopo l’assunzione dei 19 operai reintegrati a Pomigliano. «In particolare – spiega – mi riferisco alla sentenza del giudice di Torino Ciocchetti, che ci ha riconosciuto il diritto a una rappresentanza anche se non firmatari di contratto».
Insomma, continua il muro contro muro tra Fiom e Marchionne.
Io vedo da parte della Fiat un ostinato estremismo, che le ha procurato più danni che soluzioni. Non aver assunto nessun iscritto alla Cgil ha comportato una condanna per discriminazione; successivamente è stato un giudice a stabilire modi e tempi delle assunzioni. E adesso non applicare un’altra sentenza aumenterà  il contenzioso giuridico e le cause. Noi non rinunciamo alla libertà  di scelta, e tra quelle possibili c’è quella di farsi rappresentare dai metalmeccanici della Cgil.
Insistete a pretendere le 8 Rsa.
Non è che le pretendiamo, noi ne abbiamo diritto e le abbiamo già  nominate, dato che abbiamo 19 iscritti grazie alla sentenza della Corte di appello di Roma. Stiamo applicando semplicemente lo Statuto dei lavoratori.
Però non avete firmato il contratto di Pomigliano, e la Fiat si appella proprio all’articolo 19 dello Statuto, che vi escluderebbe.
A Pomigliano c’era già  un accordo separato in vigore, che è la madre di tutti i contratti separati in Fiat. Il giudice del tribunale di Torino Ciocchetti si è espresso proprio su questo: se debba essere la firma a garantire la rappresentanza, o se non basti aver partecipato alle trattative. La sentenza di Torino dice che puoi partecipare a una trattativa ma dopo puoi essere libero di non firmare e avere comunque la rappresentanza. È lo stesso quesito che arriverà  presto alla Corte costituzionale: ci sono infatti tre tribunali – Torino, Vercelli e Modena – che hanno rinviato questo tema alla Consulta. Se c’è obbligo a firmare un accordo allora non è libera l’adesione al sindacato, perché la controparte può decidere la soglia su cui selezionare le rappresentanze. Anche perché potrebbe essere la stessa controparte, come secondo noi è accaduto nel caso Fiat, che ti esclude alzando l’asticella delle richieste.
La difficoltà  è nata dalla costituzione di una «newco», che ha richiesto un nuovo contratto.
La Fiat non ha costituito la newco per necessità  industriali, ma perché voleva tutelarsi dal dissenso che si è manifestato nel referendum non libero fatto a Pomigliano: loro si aspettavano un 90% di sì e invece hanno avuto oltre il 30% di no. A quel punto, come diceva qualche dirigente Fiat, bisognava «defiommizzare Pomigliano».
Ci sono altri 126 operai che Fiat deve reintegrare secondo la sentenza, e ben 2300 attendono di essere riassunti. Che succede ora?
Gli altri 126 reintegrati devono rientrare entro una data stabilita dal giudice. Ma ricordiamo che la Fiat ha aperto parallelamente una procedura di mobilità  per licenziare altrettanti lavoratori rispetto a quanti ne assume. I 75 giorni della procedura scadono il 13 gennaio, data entro cui bisognerà  trovare una soluzione alternativa prima che vengano individuati i nomi da licenziare. Noi pensiamo che questa procedura sia illegittima, perché nessuna legge prevede il licenziamento dopo un reintegro che sana una discriminazione. Per questo abbiamo aperto un’altra causa, la cui prima udienza sarà  il 15 gennaio. È una causa che definirei «preventiva», a tutela di qualunque lavoratore la Fiat voglia individuare.
E per gli altri 2300 operai che restano ancora fuori?
Per loro c’era l’impegno della Fiat a riassumerli, come dicono giustamente anche i sindacati che hanno firmato l’accordo. La cassa integrazione scade il 17 luglio prossimo, quindi Sergio Marchionne deve chiarire cosa intende fare entro quella data.
Il mercato però non va bene, quindi è realistico pensare che non ci sia posto per tutti.
Noi ci riferiamo agli accordi, e questi parlano di riassumere tutti alla fine della cassa. Se la Fiat non può rispettarli, visto che addirittura fa difficoltà  ad assumere 19 persone, lo dica chiaramente. Senza nascondersi dietro la sanatoria di una discriminazione.


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