Quei lacrimogeni lanciati dal ministero della Giustizia

 

ROMA — I video e le fotografie del giorno dopo appesantiscono la posizione di chi ha gestito l’ordine pubblico a Roma, mercoledì pomeriggio, durante lo “sciopero europeo”. La scintilla degli scontri, è confermato da tutte le angolazioni, viene accesa da sessanta studenti che in lungotevere dei Vallati alle 14,10 indossano i caschi e alzano gli “scudi letterari” sopra le teste, altri dai lati iniziano a lanciare pietre e petardi sui celerini. La risposta dei reparti mobili, però, è molto dura. Subito. Le cariche sfondano in pochi secondi la fragile resistenza dei manifestanti in assetto da combattimento, blindati della polizia attaccano i cortei e jeep dei carabinieri li chiudono fra il lungotevere, via Arenula e il ghetto ebraico in quella che la madre di una manifestante definirà  «una tonnara».
Ieri, in tarda serata, Repubblica ha preso visione di un filmato amatoriale inquietante, che getta dubbi ancora più pesanti sull’organizzazione del controllo del corteo. Un videofonino da un piano alto di via Arenula filma la fuga dei manifestanti dopo le prime cariche della polizia. Bene, mentre a centinaia corrono in via Arenula, senza maschere, caschi né scudi, dal palazzo di fronte — che è la sede del ministero di Grazia e Giustizia — in rapida successione vengono sparati due lacrimogeni. Sulla folla. Subito dopo, un terzo. L’aria si fa pesante, la fuga diventa pericolosa. Ecco, i gas lacrimogeni sono stati sparati — presumibilmente da pistole diverse — dalle stanze sopra quelle del ministro Paola Severino. Com’è possibile? Si sa che all’interno del ministero lavorano alcune guardie penitenziarie. Sono state loro a sparare sulla folla in fuga?


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