Sequestro Spinelli, il capo-banda parla ma è giallo sul suo passaggio a Segrate

MILANO – In mattinata, interrogato nel carcere di Opera, aveva scelto il silenzio. Nel pomeriggio, quando è stato tradotto in procura, sulle prime tentennava. Ma poi, di fronte alle domande sempre più incalzanti del numero uno dell’Antimafia di Milano, Ilda Boccassini, il capo dei sequestratori del ragioniere di Berlusconi, interrogato nell’ufficio del sostituto procuratore Paolo Storari, ha ceduto. Francesco Leone ha risposto alle domande dei pm, ha ammesso quel che non può più negare, ovvero il suo ruolo di primo piano nel sequestro lampo, nel quale, bluffando, i sequestratori hanno offerto materiale che potesse servire a Berlusconi per ribaltare le sentenze che lo hanno condannato a pagare 560 milioni per il passaggio delle azioni Mondadori a Mediaset. L’ex pentito di mafia barese, inoltre, ha promesso che chiarirà  meglio, in un interrogatorio ancora da concordare, tutti gli aspetti ancora oscuri del blitz. «Ci siamo messi d’accordo con i magistrati per risentirci entro la fine della settimana – ha spiegato l’avvocato che lo assiste Antonio Pirolozzi – Noi abbiamo bisogno di vedere meglio le carte, perché ho avuto modo di leggere solo l’ordinanza».

«COSA FACEVA A MILANO DUE?»
Interrogativi da chiarire i magistrati ne hanno parecchi. A cominciare dallo strano percorso che Leone ha fatto la sera del 15 novembre prima di arrivare a Bresso, dove i suoi complici avevano già  sequestrato i coniugi Spinelli. Gli uomini della squadra mobile e della sezione di pg della polizia, infatti, hanno analizzato tutti i movimenti registrati in una delle schede prepagate acquistate dal pregiudicato. E hanno scoperto che dalle 22,11 alle 23,18 – un intervallo di tempo nel quale i sequestratori sono già  arrivati nell’abitazione del cassiere, che riferisce di essere rientrato a casa alle 21,45 – la cella telefonica agganciata è quella di Segrate-Palazzo Bernini, «compatibile – scrivono i pm – con l’ufficio di Spinelli, che ha sede in Milano Due-Segrate». Sul posto trovano il suo braccio destro Alessio Maier e un settimo uomo, oltre ai sei arrestati per il rapimento, al quale Leone telefona alle 23,14. Dopo qualche minuto, il boss viene intercettato mentre si dirige verso Bresso dove arriva venti minuti dopo la mezzanotte e dove rimane fino alle 10,11 del mattino. In questa seconda fase i rilievi tecnici coincidono con il racconto di Spinelli e della moglie, che parlano dell’arrivo di Leone in un secondo momento, intorno all’una di notte. Ma che ci faceva a Milano Due, dove hanno sede gli uffici Mediaset, Leone? Chi è il settimo uomo con il quale il rapitore è in contatto? Perché non va direttamente a Bresso? Lì, però, Leone chiama Ilirijan Tanko, uno dei due fratelli albanesi complici del sequestro, alle 22,11: il suo telefono chiama un altro cellulare che aggancia una cella compatibile con l’abitazione di Spinelli. Sembra, insomma, che le due menti italiane dell’operazione stessero coordinando tutto da Milano Due dove, con l’aiuto di un personaggio ancora ignoto, stavano prendendo qualcosa che potesse essere utile da mostrare alle vittime del sequestro.

«IL BOTTINO NON C’È»
Ieri sono stati interrogati anche gli altri componenti della banda. E mentre Maier (difeso dall’avvocato Lorenzo Di Gaetano) e il laziale Pierluigi Tranquilli si sono avvalso della facoltà  di non rispondere, gli albanesi hanno parlato. Marjus Anuta, per esempio, ha ricostruito tutte le fasi del sequestro nel quale, secondo l’avvocato Maria Pia Licata, avrebbe avuto un ruolo «marginale». Sarebbe il “buono” della vicenda, il criminale dal cuore tenero che s’impietosisce quando la moglie di Spinelli sta male, le porta da bere e la copre mentre dorme. Secondo il suo racconto, il sequestro è andato male e non è stato pagato alcun riscatto. Hanno risposto alle domande del gip Di Lorenzo anche i due fratelli Tanko (assistiti da Monica Borsa e Alex Born), che invece potrebbero avere un ruolo un po’ più importante. Le loro rilevazioni saranno utili, nei prossimi giorni, se confrontate con quello che dirà  Leone. Soprattutto per quanto riguarda l’ipotetico riscatto che però sia Spinelli, sia Silvio Berlusconi e Niccolò Ghedini negano recisamente sia stato pagato. Nel corso di molte conversazioni, però, Leone, come scrivono i pm, «a partire dal 9 novembre» dimostra «tutto il suo interesse per lo spostamento di una grossa somma di denaro da cassette di sicurezza» riconducibili a Maier, «ad un rifugio più sicuro presso una Banca Svizzera».

«NIENTE ESCORT»
I pm di Bari, intanto, liquidano come «pura fantasia» tutte le congetture su possibili collegamenti tra i fatti di Bresso e la storia delle escort portate nelle residenze di Berlusconi tra il 2008 e 2009. Una di quelle ragazze era Barbara Montereale, per un po’ di tempo fidanzata di Radames Parisi, a sua volta imparentato con il boss Savinuccio Parisi che però non ha mai avuto contatti diretti con Leone, legato invece a un altro clan. In ogni caso, del sequestrato di Spinelli si sono perse le tracce, in Puglia, da almeno 15 anni, da quando cioè, divenuto “collaboratore di giustizia”, è stato messo al bando e ha cercato di rifarsi una vita in provincia di Frosinone dopo aver cominciato, durante la sua permanenza in carcere, a studiare Scienze giuridiche, arrivando a pochi esami dalla laurea.


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