Si prepara il decreto Un commissario per il risanamento

ROMA — Rafforzare l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) e nominare un commissario straordinario, una sorta di garante dell’attuazione della procedura di risanamento. Senza però che lo Stato se ne assuma i costi. Sono questi gli obiettivi che l’esecutivo si propone di perseguire con un decreto sull’Ilva da emanare entro venerdì, in consiglio dei ministri.
Lo ha detto chiaro il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, anticipando che l’intenzione è «riprendere il percorso già  avviato con l’Aia e che si è interrotto con l’intervento della magistratura». Tutto questo per riprendere la produzione che è stata sospesa e salvaguardare l’occupazione di 20 mila lavoratori, indotto compreso. E dalla Cina, dove è in missione per il governo, il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, in costante contatto con il collega, ha sottolineato la necessità  di «contemperare le esigenze di salvaguardia espresse dalla magistratura e la strategicità  dell’industria italiana». E non solo, visto che anche eventuali investitori stranieri nel nostro Paese dovrebbero poter contare sulla sicurezza che i loro siti industriali non vengano improvvisamente espropriati.
La materia è delicatissima e attiene al rapporto tra il potere esecutivo e quello giudiziario. Il premier Mario Monti ne avrebbe discusso con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella sua visita di ieri pomeriggio al Quirinale. Qui sarebbe stata sondata la possibilità  di emanare il decreto che rafforzerebbe l’Aia, al momento atto regolamentare, e la disponibilità  del capo dello Stato a firmarlo.
Secondo indiscrezioni, il percorso che si sarebbe profilato vedrebbe prima di tutto esaurirsi la liturgia dell’incontro con le istituzioni e i vertici dell’Ilva, domani, durante il quale verrebbe anticipata la possibile soluzione per calmare gli animi. Un altro passaggio fondamentale è considerato il pronunciamento del Tribunale del riesame, al quale l’azienda ha fatto ricorso contro i sette arresti e il sequestro della produzione (prodotti finiti, coils e lamiere) disposti lunedì dalla procura di Taranto. Un eventuale dissequestro faciliterebbe il percorso del governo che dovrebbe quindi emanare il decreto di commissariamento che, solo a quel punto, Napolitano firmerebbe.
Il condizionale resta d’obbligo. Per tutta la giornata di ieri un gruppo di giuristi ha lavorato sulla strumentazione da adoperare per sciogliere il nodo e sui contenuti del decreto, ma fino a ieri sera non c’era ancora nulla di definito. Il punto resta sempre quello del conflitto tra i poteri: non c’è atto del governo, come hanno finora dimostrato i fatti, che possa contrapporsi e prevalere rispetto a una decisione della magistratura che si pone l’obiettivo di salvaguardare la salute e l’ambiente.
Certo, si potrebbe sollevare un conflitto presso la Corte Costituzionale, ma questo non farebbe altro che alzare il livello dello scontro e portare la vicenda per le lunghe. Così come è da escludere un intervento di Napolitano, sotto forma di moral suasion, nei confronti della magistratura poiché ne lederebbe l’indipendenza. Ieri il presidente ha persino respinto l’idea di inviare un semplice messaggio agli operai dell’Ilva in piena mobilitazione: «E’ una situazione troppo complicata per mandare messaggi» ha ammesso.
Insomma il governo si muove per tentativi con l’obiettivo di persuadere la magistratura che la salvaguardia della salute e dell’ambiente è anche l’obiettivo dell’Aia che è, come ha sottolineato il sottosegretario Claudio De Vincenti, lo strumento più avanzato a livello europeo. Ieri qualcuno ha richiamato il caso della discarica di Acerra e la possibilità  che anche l’area dell’Ilva venga dichiarata di «interesse strategico» in modo da superare il sequestro. «Quello di Acerra è un precedente» si è limitato a commentare Clini, mentre i suoi tecnici farebbero notare che i casi sono troppo diversi per essere accostati.
Antonella Baccaro


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