Spagna, in piazza per Amaya morta di sfratto

HA APERTO la finestra e ha guardato in basso, verso la strada. I poliziotti erano già  arrivati: li guidava un ufficiale giudiziario. Amaya Egaà±a, 53 anni, un marito, un figlio studente di 21, una lunga militanza socialista, più volte consigliere al municipio di Barakaldo, piccolo centro alle porte di Bilbao, nei Paesi Baschi, sapeva che erano venuti per lei. Per la sua casa: due stanze, salottino, bagno e cucina. Settanta metri quadri, un mutuo residuo di 214 mila euro (49.300 di interessi) che aveva contratto nel 2006.
Non ha risposto al citofono. È salita su una sedia, forse avrà  gettato un ultimo sguardo attorno e si è lanciata nel vuoto. È volata come un fantoccio e si è schiantata sul marciapiede. La squadra addetta allo sfratto non si è accorta di nulla. Era già  entrata nella palazzina di sei piani, divisi su due scale, e stava attendendo l’ascensore. Solo il clamore dei passanti che si erano raccolti attorno a quel corpo scomposto e senza più vita ha attirato la loro attenzione. La morte, con il suo dolore e il suo dramma, ha imposto un rispettoso silenzio. Ma la rabbia per un incubo che in Spagna angoscia decine di migliaia di persone e che ha colpito dall’inizio dell’anno 317 volte al giorno, venerdì sera si è riversata in piazza. Perfino nei ricchi e opulenti Paesi Baschi e a Navarra il dramma degli sfratti si è imposto nel suo aspetto più disumano e nelle sue palesi ingiustizie. Oltre 8 mila persone sono sfilate per le vie di Barakaldo lanciando slogan contro le banche e il governo. Hanno ricordato nel comizio finale che gli istituti si avvalgono dei fondi pubblici per evitare lo spettro del crac ma usufruiscono delle legge che gli esecutivi, di destra e di sinistra, hanno regalato loro: interessi anche oltre il 20 per cento sulle ipoteche insolute. Se la piazza gridava il suo sdegno, altri agivano in piena notte. Militanti della «Piattaforma Stop desahucios Bizkaia» hanno coperto di scritte rosso sangue le vetrate di tutte le banche. In alcune si condannava il sistema capitalistico; in altre campeggiava una sentenza lapidaria: «Assassini».
Il suicidio di Amaya ha scosso lo stesso primo ministro Mariano Rajoy. «In questi giorni», ha detto ai dirigenti del Pp, «si vedono cose terribili, ritorsioni inumane. Questo ennesimo suicidio ci impone di rivedere una legge che è profondamente ingiusta. Non si può morire di sfratto».
Desahucios, sfratti. Un’ossessione.
«Basta entrare in un bar, in un ristorante, in un negozio », commentava ieri mattina il decano dei giudici di Barakaldo, Carlos Mediavilla, autore dell’ingiunzione spedita a Amaya Egaà±a, «per sentire parlare solo del mutuo sulla casa. Ho dovuto firmare l’atto più atroce della mia vita professionale. È una legge che va cambiata». Popolari e socialisti corrono ai ripari: vogliono estendere a due anni la moratoria.
«Bisogna mandare un messaggio di serenità ». Altri premono per far pagare alle banche un contributo in caso di riscatto da versare a chi subisce lo sfratto.
L’intera Spagna è ossessionata dall’idea di perdere la casa. Dall’inizio della crisi ha colpito 350 mila persone. Molti finiscono per strada, spesso senza lavoro. Altri si uccidono: è successo a Valencia e Malaga. Un ragazzo si è impiccato, una ragazza si è asfissiata con il gas. Amaya ha scelto il vuoto e si è lanciata dalla finestra.


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