Agenda digitale appesa a un filo “Mancano i decreti attuativi”

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ROMA — Sono una trentina i decreti attuativi senza i quali l’Agenda Digitale italiana rischia di restare solo sulla carta: e stavolta questa non è solo una metafora. Una trentina di provvedimenti che vanno dalla carta di identità  elettronica alle smart community, dai fascicoli sanitari personali al riordino di tutti i ced, i centri elaborazione dati, della Pa centrale e locale.
Tutti tasselli senza i quali la digitalizzazione, la smaterializzazione dei documenti e il futuro di una buona fetta dell’Ict italiano non decollano e che ora, con il governo dimissionario, sembrano fortemente a rischio. Ma è un rischio che si può evitare. «Il governo resta in carica per l’ordinaria amministrazione — spiega Stefano Parisi numero uno di Confindustria Digitale — E i decreti attuativi, che sono regolamenti, rientrano pienamente nell’ambito dei poteri che i singoli ministri e la presidenza del Consiglio possono esercitare. Anche in questa fase di fine legislatura». «E comunque — continua Parisi, c’è una campagna elettorale in corso, ci saranno i programmi dei partiti e dei candidati, tra cui probabilmente anche qualche attuale ministro. Dovranno dire che cosa vogliono fare dell’Agenda Digitale. E noi come Confindustria Digitale monitoreremo tutti questi temi».
I passaggi cruciali riguardano alcuni punti. Intanto la carta di identità  elettronica (art. 1, c2), perché il ministero dell’Interno dovrà  decidere caratteristiche e costi del nuovo documento, dei chip e della banda ottica che dovrà  contenere e nel farlo toglierà  competenze ai Comuni. Problema analogo per il Fascicolo sanitario elettronico (art. 12) che andrà  a ledere le competenze delle Asl in termini di scelta e acquisizione dei relativi software e programmi gestionali. L’art. 33 Septies, sotto la freddezza del nome da codice, innesca una rivoluzione: dà  la possibilità  all’Agenzia Digitale di censire e accorpare le centinaia, forse migliaia di server comprati dalle varie amministrazioni centrali, unendone le funzioni in poche grandi unità  operative e scegliendo la via della Nuvola e della smaterializzazione quanto più sia possibile. Sarebbe un altro duro colpo alla spesa pubblica improduttiva della Pa. E a questo proposito mancano ancora parti di regolamento della stessa Agenzia Digitale. Perfino la nomina a direttore di Antonio Ragosa è stata formalizzata soltanto nei giorni scorsi, anche se risale a due mesi fa.
In attesa restano anche i regolamenti per i biglietti elettronici per autobus e metro (tanto che gli operatori di telefonia mobile non possono ancora lanciare servizi
di pagamento via cellulare per cui sarebbero tecnologicamente pronti), l’anagrafe digitale unica di tutti i cittadini italiani, aggiornata in tempo reale; il nuovo regolamento
per gli scavi nelle strade per posare cavi ottici delle nuove reti. E se per trasmettere documenti doganali nei porti la legge ha posto la data indicativa
di «entro ottobre 2013», per le ricette mediche telematiche la data à  già  del 2014 e per le comunicazioni digitali in ambito giudiziario si è perfino rinunciato ad
indicare un termine. Il che non suona come un segnale incoraggiante. Come non ha termine la fissazione di definizioni e regolamenti per Smart City e Smart
Community. Che dovrebbero, tra l’altro, essere anche uno dei temi portanti dell’Expo milanese del 2015.


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