Alluvioni, niente case in zone a rischio in arrivo l’assicurazione obbligatoria

DOHA — Il clima mutante detta le nuove regole della sicurezza. In un paese divorato dalle frane e dagli smottamenti c’è un 10 per cento di territorio in condizioni di alto rischio idrogeologico. All’interno di questa zona sono state individuate aree in cui abitare è diventato troppo pericoloso e quindi non si costruirà  più. Chi ha già  una casa dovrà  assicurarla perché le probabilità  di andare incontro a un disastro hanno raggiunto il livello d’allarme. Sono le due principali novità  contenute nella delibera Cipe annunciata ieri, a Doha, dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini.
Dopo un anno segnato da tempeste che si trasformano in bombe d’acqua e dalle flash flood, le alluvioni lampo, il provvedimento era nell’aria. Ora, alla conferenza Onu sul clima in Qatar, sono arrivate le conferme scientifiche di un trend in forte accelerazione: l’aumento delle emissioni serra prodotte per l’85 per cento bruciando combustibili fossili sta provocando un aumento drammatico dei fenomeni meteo estremi.
«Dobbiamo ridurre le emissioni di anidride carbonica, ma ci vorrà  tempo e intanto bisogna prepararsi ad affrontare le conseguenze dei mutamenti climatici già  prodotti», spiega Clini. «Le piogge sono più intense e concentrate e in molte zone tendono a trasformarsi in alluvioni, dobbiamo attrezzarci per fronteggiare il nuovo rischio».
Il piano prevede un pacchetto di interventi in un’area grande 29.500 chilometri quadrati in cui vivono 6 milioni di persone sparse in 6.631 comuni (con 1.260.000 edifici tra cui 6 mila scuole e 531 ospedali). In questo 10 per cento d’Italia scatterà  il piano sicurezza. La manutenzione dei corsi d’acqua e le opere di difesa idraulica
dei centri abitati diventeranno obbligatorie. Si dovranno recuperare i terrazzamenti che proteggono i pendii dalle frane. La cementificazione dovrà  essere contenuta al massimo. I boschi trattati con cura rafforzandoli con le piante autoctone (basta con i rimboschimenti fatti con pini e abeti d’importazione) e usando la biomassa disponibile a fini energetici. Coste e lagune esposte all’innalzamento del mare dovranno essere protette. Ogni quattro anni l’agenda della messa in sicurezza sarà  revisionata in base a un rapporto scientifico di aggiornamento del rischio prodotto dal cambiamento climatico. Il pacchetto di interventi costerà  40 miliardi in 15 anni (ora ne spendiamo 3,5 l’anno per i danni da eventi climatici estremi) e sarà  finanziato in parte con il 40% dei proventi delle aste per i permessi di emissione di anidride carbonica e in parte con la tassazione sui carburanti che dovrà  essere rimodulata a parità  di prelievo fiscale.
Soddisfatto dalla delibera il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi («Bloccare le costruzioni in tutte le aree ad elevato rischio idrogeologico è una forma di prevenzione efficace e a costo zero, noi lo abbiamo già  fatto»), mentre l’assicurazione obbligatoria, legata a un disegno che il governo presenterà  entro marzo, divide. Coldiretti e Confedilizia si sono dichiarate contrarie. Per Stella Bianchi e Francesco Ferrante, responsabili ambiente e clima del Pd, «l’assieme delle misure annunciate va nella direzione giusta, ma per non fare pagare ai privati l’onere di interventi per loro natura pubblici bisogna pensare a un sistema di defiscalizzazione che alleggerisca il peso dell’assicurazione».


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