Birmania: il ponte fragile verso la democrazia

by Sergio Segio | 12 Dicembre 2012 9:56

Maesot, il punto thailandese piu esposto ad occidente, è un non luogo o un multi luogo. Tutto dipende dalla prospettiva con la quale si guarda la realtà . Questa cittadina finisce laddove inizia il ponte, proprio a ovest della stessa. Come i binari dei treni esaurendosi riprendono nuova vita per effetto di biforcazioni, anche Maesot sembra non finire in un punto ben preciso, capace di spaccare il dentro e il fuori. La biforcazione qui non è che un collegamento di cemento che, a seconda della sua apertura e accessibilità , può essere due cose totalmente differenti: una via di fuga per chi dalla Birmania scappa o il perfetto collegamento per chi dei birmani vuole sbarazzarsene. A Maesot finisce la monarchia Buddhista e inizia qualcos’altro di molto più complicato che il mondo, e mi ci metto dentro anch’io, chiama semplicemente Birmania.

Dopo una settimana alcune cose, dico le principali, non mi erano del tutto chiare. In questa scatola colorata ogni etnia e ogni idea sembra entrare perfettamente l’una nell’altra come in una matrioska ogni piccola parte trova la sua posizione nella grande. Ma l’effetto di questo incastro, apparentemente armonioso e guardato dal confine birmano – tailandese, rende offuscato quel “cosa inizia” a pochi metri dalla fine del ponte, conosciuto come “il ponte dell’amicizia”. Se fosse un’isola Maesot potrebbe essere la Lampedusa che oggi tutti conosciamo. Con un’estensione più vasta, senza mare vicino, un popolo numeroso e meravigliosamente variegato[1], e qualche monastero Buddista a farne la differenza, Maesot e come se narrasse storie viste e scritte in altre lingue.

Per comprendere e fermare qualche certezza ho intervistato Nadia Zampieri, presidente di Krio Hirundo Onlus[2], un’associazione presente sul posto. È stata una piacevole chiaccherata e la ripropongo come se come me anche voi foste qui, per capire. Dunque incomincio da dove tutto è iniziato. Nadia voleva fare un viaggio in Birmania da lungo tempo, il suono di quel paese la risvegliava, da sempre. Un giorno, ancora inconsapevole dell’alchimia fra lei e questo mondo, in un mercatino incontrò il libro “Il ragazzo che parlava con il vento” scritto da mani e cuore birmani. Letta l’ultima pagina non ebbe piu alcun dubbio. Finito il libro ne aprì uno meno cartaceo e attraverso la connessione globale riusci a contattare due monaci, King Zero e Ashin Sopaka, due protagonisti della nota rivoluzione zafferano (il governo represse con violenza i monaci e di conseguenza i civili che si erano aggiunti per protestare contro i prezzi troppo alti e l’ingiusta inflazione nel 2007).

La biblioteca birmana “The Best Friend” nella little Burma (il mercato nel centro di Maesot) è stato il primo ponte fra Nadia e loro. Questa biblioteca, da dove oggi vi sto scrivendo, e stata realizzata proprio grazie ai due monaci. Attualmente ospita corsi gratuiti di inglese, birmano e thailandese. Al quarto piano vivono alcuni monaci, fra cui King Zero, al terzo piano l’accesso ai computer e gratuito, al secondo si fa lezione e al primo preziosi scaffali conservano libri da consultare, in birmano e in inglese, capaci di guidare gli ospiti attraverso la conoscenza di ogni aspetto di questo popolo.

Fu Ashin Sopaka che alla fine lavorò fin da subito con Nadia. La ospitò prima di tutto a venire sul posto per conoscere, vedere, sentire, respirare e, nel caso, lavorare. Nadia è arrivata a Maesot nel 2010. “La prima notte alla Green Guest House me la ricordo perfettamente” mi dice Nadia. “C’era una ragazzina birmana che lavorava, era evidentemente sfruttata dai proprietari thailandesi, qualcosa non mi tornava e me ne sono andata al Peace Cafè. Vivevo con una famiglia birmana che Ashin Sopaka aveva aiutato a fuggire, dove poi mi ha condotto e fatta ospitare”.

Ma perché proprio Maesot e perché ha scelto di stare proprio qui? Per via dei contatti presi prima di iniziare questo cammino e, non di meno, perche da queta cittadina si puo comprendere meglio cosa succede all’interno. “Se sei in Birmania notizie non ne arrivano, qui invece puoi avere delle risposte sulla debole o inesistente democrazia[3], conoscere la voce del popolo e ascoltare la sua paura”.

La parolina magica, democrazia, mi ha incuriosito – come spesso accade quando parlo di Oriente – a guidare la mia interlocutrice sull’oggi birmano per avere un’opinione attendibile e preparata su cosa sta realmente accadendo. “Ci sono stati dei miglioramenti formalmente ma posso dire che sono specchietti per le allodole”. Democrazia e liberta di espressione sono limitate come in passato. Se prima del 2010 il governo era militare, adesso si puo sostanzialmente riconoscerne un etichetta civile, ma le persone che lo compongono sono praticamente le stesse. La NDL (La lega democratica di Aung San Suu Kyi) ha 44 seggi e il parlamento, dice Nadia, e formato quasi da un quarto dal potere militare (L’esercito del governo birmano). I monaci hanno un ruolo fondamentale perché sono coloro che guariscono le ferite istituzionali sobbarcandosi l’impegno, ad esempio, dell’istruzione (gli insegnanti infatti sono da sempre i monaci). La loro influenza è dunque notevole, ma se una grande fetta di monaci e attiva, mi spiega Nadia, solo una piccola parte riesce a resistere alla pressione del governo. È grazie a loro comunque che i fatti rimbalzano in alto superando le reti statali verso orizzonti internazionali. L’ultimo arresto[4] ne e la prova.

U Gambira, oltre ad essere malato per via delle percosse subite, era stato liberato. Una volta che Obama ha girato le spalle per fare ritorno a casa[5], il Monaco è stato catturato e imprigionato nuovamente nel noto inferno di Insein, a Rangoon. Le accuse sono sostanzialmente tre, ma solo una di queste ha fatto eco ed è stata la protesta contro il business di alcune miniere, dove la zampa cinese non manca, e verso il quale i civili stanno protestando da cinque mesi circa. Questa voce, quella del popolo, è si uno splendido embrione di un paese che speriamo tutti possa presto essere civile, ma è comunque troppo debole per farsi ascoltare oltre la muraglia del governo birmano. I monaci più forti riusciamo a sentirli, ma non siamo in grado di fermare le evidenze negate, come quella di U Gambira: accusato e imprigionato pur sapendo del suo precario stato di salute che non permetterebbe nemmeno ad un eroe di organizzare una sommossa.

Il futuro. Se da una parte si spera che i monaci continuino a fare notizia[6], dall’altra la speranza non cessa laddove inizia l’apertura di questo stato agli investimenti. Come sempre accade, e la storia è stanca di ripeterlo, le conseguenze di aperture economiche finanziarie incerte rendono anche le relazioni bilaterali di discutibili equilibri. Entro il 2014 tutti i rifugiati dovranno rientrare. La Thailandia è nota per essere di parola. Dunque fra due anni, ammesso che gli accordi internazionali e intergovernativi resteranno tali, i birmani saranno costretti a far ritorno in una casa che ancora non c’è, con confini traballanti e regole valide per alcuni.

Chiuderanno i campi profughi senza risolvere prima le conseguenze che ne seguiranno. Ma allora, vien da chiedersi, che ne sarà  di tutte queste persone? La cooperazione internazionale come deve agire – sempre ammesso che debba ancora farlo come dalla sua nascita sta tutt’ora facendo – quando sono gli accordi super partis a decidere le sorti a prescindere? Il caso della Norvegia meglio spiega questo dilemma. Prima della chiusura era uno dei soggetti che più sosteneva l’esodo oltre confine. L’apertura birmana a futuri dialoghi politici ed economici si è particolarmente inclinata verso questo stato nord europeo e la direzione dei fondi ha preso altre vie, guidando ogni blocchetto d’oro norvegese verso progetti esclusivamente dentro i confini birmani, dunque sotto l’occhio vigile del governo. Di come dialoga il nostro mondo, spesso, non se ne parla sufficientemente in tempo per prevenire prossimi imminenti disagi, a cui seguiranno altre dialettiche di aiuto e beneficenza che inizieranno e continueranno fino all’esaurimento della benzina che le aveva avviate. Tutto ha una fine prima o poi. Qualcosa sta già  cambiando, Nadia e Krio Hirundo sono un germoglio di questo, spero meno paradossale, domani.

Francesca Bottari[7]

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Endnotes:
  1. un popolo numeroso e meravigliosamente variegato: http://www.tbbc.org/
  2. Krio Hirundo Onlus: http://kriohirundo.webnode.it/
  3. debole o inesistente democrazia: http://www.dvb.no/
  4. L’ultimo arresto: http://www.aappb.org/
  5. Obama ha girato le spalle per fare ritorno a casa: http://www.unimondo.org/Notizie/Myanmar-Obama-chiede-diritti-senza-se-e-senza-ma-138087
  6. continuino a fare notizia: http://www.irrawaddy.org/
  7. Francesca Bottari: http://www.unimondo.org/content/search?SubTreeArray=1867&SearchText=francesca+bottari&SearchButton=Cerca

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