“Dagli stupri al femminicidio la colpa è sempre delle vittime” ecco i nuovi predicatori dell’odio

ROMA — Donne che «pretendono di avere una vita autonoma, lavorando», e che «si lamentano se vengono violentate, quando magari hanno chiesto un passaggio in auto in minigonna». Sono loro l’oggetto degli attacchi di un manipolo scatenato di internauti ultracattolici, talvolta con simpatie neonaziste, che disseminano sul web pillole di una cultura retrograda che arriva anche a giustificare il femminicidio. E che, come dimostra la vicenda del parroco di San Terenzo, riesce a fare proseliti. Virtuali, ma non solo.
La principale fucina dell’odio sessista nei confronti delle donne si chiama Pontifex e da quando è stato creato, nel settembre del 2008, ha propagandato tesi omofobe, razziste, spesso antisemite e addirittura negazioniste. E dove la cosiddetta “donna moderna” viene attaccata da vescovi (quasi sempre emeriti e spesso sconfessati dalle stesse gerarchie ecclesiastiche), o dagli stessi gestori della piattaforma, che si servono anche dei social network per diffondere le loro folli idee (non a caso ieri sono spuntati su Facebook profili che inneggiavano a don Piero Corsi). Anima di queste pagine è il cinquantenne Bruno Volpe, ossessionato dagli omosessuali (che definisce spesso dei “malati”) e simpatizzante del forum neonazista Stormfront, recentemente chiuso dalla polizia postale. Barese, non ha mai smentito di essere stato arrestato per stalking, nell’estate del 2011, dopo aver tormentato una ragazza. Per veicolare le sue tesi, si serve spesso di volti noti, anche del mondo della televisione e della politica, che, accettando di essere intervistati, si prestano — spesso inconsapevolmente — a dare lustro al sito: da donna Assunta Almirante ad Albano Carrisi, da Roberto Gervaso ad Aldo Biscardi. Ma sono i prelati quelli che, più spesso, utilizza per offendere le donne. «Alcune volte esiste una mancanza di prudenza da parte delle vittime — ha sostenuto, ad esempio, monsignor Arduino Bertoldo, vescovo emerito di Foligno — Se una donna cammina in modo particolarmente sensuale o provocatorio, qualche responsabilità  nell’evento la ha e voglio dire che dal punto di vista teologico anche tentare è peccato. Anche chi camminando o vestendosi in modo procace suscita reazioni eccessive o violente, pecca in tentazione». Per questo, sostiene lo stesso Volpe in uno dei suoi editoriali, le «reazioni manesche» sono «favorite da spettacoli oggettivado mente e moralmente disordinati», come quando «una bella ragazza chiede di notte e in minigonna un passaggio e poi viene violentata».
Anche di fronte agli omicidi, Pontifex si spinge ben oltre il paradosso, sostenendo che «le colpe non sono mai da una parte sola. Guai a beatificare o santificare tutte le donne morte». Secondo il sito, «l’ondata di violenze è scoppiata da quando la donna ha preteso di avere un eccesso di vita autonoma, spesso infischiandosene della famiglia, dei doveri coniugali e arrivando persino al libertinaggio sessuale ». Per questo, è quanto sostiene un altro monsignore, «la donna deve ispirarsi a Maria e alla Immacolata Concezione, abbandonando la tendenza al libertinaggio». Il vescovo emerito di Senigallia, Oddo Fusi, è convinto che «il lavoro è secondario. Nella crisi di valori attuale molto dipende dal fatto che la donna esca spesso di casa e reclami una sfrenata indipendenza dal marito e vada a lavorare».
Stessa tesi che si ritrova su “Salpan”, rivista elettronica di approfondimento dei «temi che più interessano il mondo cattolico attuale ». Qui si afferma che «anteporre l’impiego, il lavoro, ai figli o al marito sia quasi contro natura e di certo contro l’ordine stabilito da Dio». Ma l’attacco alle donne degli ultracattolici avviene anche utilizzando il tema dell’aborto, causa di quello che viene impropriamente definito l’“Olocausto taciuto”. La pillola abortiva RU-486 è ribattezzata “pesticida umano”. Sulle pagine di “Bastacristianofobia” vengono rilanciate interviste a ragazze “sopravvissute all’aborto” (che avrebbe determinato, a livello mondiale “il genocidio più grande della storia”) e, naturalmente, si attacca la legge 194. Nel post “le donne e la moda”, pubblicato su “PreghiereGesùeMaria” (un sito che ha come scopo la «salvezza di tutte le anime attraverso la diffusione della Parola di Dio») si rivolge un appello a tutte le donne, affinché «tornino ad essere un tesoro di modestia e di pudore, un angelo di conforto», cessando di essere “provocanti” e di «mettere in moto i sensi e gli istinti». Qualcuno, come gli animatori del sito “PontiLex”, cerca di opporsi a questi rigurgiti medievali. Negli ultimi anni hanno presentato denunce e inoltrato decine di segnalazioni all’Ufficio nazionale antidiscriminazioni (Unar), chiedendo la chiusura di “Pontifex”: «Ma nessuno ha mai fatto nulla», dice Sandro Storri, a capo di una piccola rete virtuale nata per contrastare gli odiatori ultracattolici.


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