Fiscal Cliff, accordo lontano occhi puntati sulle Borse

A parole tutti desiderano questo compromesso sul debito, ma le trattative, continuate ieri in un clima di insulti incrociati, erano ancora in alto mare.
Tra le conseguenze immediate di un mancato accordo, i congedi obbligatori con stipendio ridotto per circa 800.000 impiegati civili del Pentagono: l’equivalente di una cassa integrazione a rotazione.
I repubblicani hanno reagito polemicamente agli attacchi sferrati da Obama nella sua intervista alla Nbc.
Hanno accusato il presidente di pensare troppo a un aumento punitivo delle tasse sui ricchi, invece che ad affrontare il nodo dei conti pubblici. Ma anche la destra concorda con la tesi della Casa Bianca: senza un accordo, c’è da aspettarsi una brutta reazione dei mercati finanziari. E ieri notte, con i negoziati ancora in corso, gli occhi di Washington erano puntati sulla riapertura nervosa dei mercati asiatici.
Il tentativo dei due leader del senato, Harry Reid per la maggioranza democratica e Mitch McConnell per la minoranza repubblicana, è stato quello di trovare un’intesa su un mini-pacchetto, di portata limitata ma in grado comunque di evitare il fiscal cliff, o mitigarne l’impatto. Ma i due schieramenti continuavano a essere distanti, almeno fino a tarda notte, in particolare sul rinnovo degli assegni di disoccupazione e sulla soglia di reddito al di sopra della quale si concentrerebbero gli aumenti delle aliquote fiscali. I democratici insistevano su un livello di 250mila dollari all’anno, ed erano tutt’al più disposti a farlo salire a 400mila; la destra pretendeva almeno mezzo milione e chiedeva anche un intervento per mitigare le tasse di successione. In caso di fallimento delle trattative Obama vuole che il senato metta ai voti la sua proposta: una mossa di pubbliche relazione (per evidenziare le responsabilità  dei repubblicani) e con poche possibilità  di essere approvata.


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COOPERAZIONE E DIFESA, RIFORME MANCATE

La legislatura si chiude con due segnali politici diametralmente opposti ma complementari. Da una parte la riforma delle Forze Armate, voluta ed ottenuta dal ministro Di Paola, e la mancata riforma della cooperazione allo sviluppo che né il ministro degli Esteri Terzi né il ministro per la Cooperazione Riccardi sono riusciti a portare a casa.

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