Il Cairo, la retromarcia di Morsi

IL CAIRO – Il presidente egiziano Mohamed Morsi, secondo Al Arabiya ha annullato il decreto con il quale si era aumentato i poteri. Intanto, dopo esser rimasti fuori della mischia nella crisi di questi giorni, i militari rientrano nella politica egiziana con l’autorità  di cui hanno goduto per sessant’anni. «Solo il dialogo può impedire la catastrofe. Altrimenti l’Egitto entrerà  in un tunnel buio. Non lo permetteremo». Le tv hanno interrotto i programmi per mandare in onda la dichiarazione con cui l’esercito afferma che «la legittimità  e le regole della democrazia non devono essere contraddette» e che «non sarà  tollerato l’uso della violenza». Secondo il giornale al Ahram Morsi si prepara a varare una specie di legge marziale che autorizzerà  i militari ad arrestare e processare i civili – potere nelle società  democratiche riservato alla polizia.
Una doccia fredda per i giovani che venerdì hanno manifestato in massa sotto il palazzo presidenziale per chiedere al presidente di andarsene – una richiesta che andava oltre quella ufficiale dell’opposizione che vuole il ritiro dei decreti con cui Morsi si è attribuito poteri straordinari e la revisione del testo costituzionale varato in fretta e furia dagli islamisti prima del referendum fissato per il 15 dicembre. Sabato la massa che aveva partecipato alle manifestazioni davanti al palazzo presidenziale non c’era più, ma alcune centinaia di oppositori proseguono il sit-in davanti a due blindati parcheggiati davanti al palazzo su cui qualcuno ha issato uno striscione con la scritta: «Morsi via».
La dichiarazione dei militari ha subito fatto temere agli egiziani che l’esercito stia per riprendersi il potere come aveva fatto l’anno scorso dopo la caduta di Mubarak, ma fonti militari hanno minimizzato, le forze armate non pensano a un intervento diretto, hanno fatto sapere. La dichiarazione tuttavia lascia capire che l’esercito è pronto a intervenire perché il referendum si tenga il 15 dicembre come vogliono i Fratelli musulmani. Secondo il giornale al Ahram la legge marziale “light” durerà  fino al referendum e all’elezione di un nuovo parlamento due mesi dopo, ma a discrezione del presidente potrebbe venir estesa anche oltre. La storia si vendica. Per decenni i presidenti egiziani – tutti provenienti dalle forze armate – avevano usato la legge marziale come pretesto contro l’insorgere dell’islamismo, ora sono i Fratelli musulmani a farvi ricorso. In agosto Morsi aveva concluso un’alleanza con i generali meno compromessi con il regime di Mubarak assicurando che nella nuova costituzione sarebbero stati garantiti i privilegi di cui la società  militare ha goduto per più di sessant’anni.
Venerdì il vicepresidente Mekki aveva detto che il presidente era pronto, a certe condizioni, a rinviare il referendum per avviare il dialogo con l’opposizione. E il premier Kandil aveva aggiunto che Morsi era «disponibile a modificare il decreto con cui si è attribuito poteri illimitati». Ma ieri i Fratelli musulmani e diversi gruppi salafisti hanno pronunciato il loro categorico no. «Non ci devono essere né rinvii né cambiamenti» hanno affermato in un comunicato. La parola d’ordine è che il referendum va fatto subito «per difendere la legittimità  di un presidente eletto dal popolo». «L’opposizione non rispetta la democrazia» mi spiega uno degli islamisti che presidiano la moschea Rabaa el Adaweya, da dove venerdì sera erano pronti ad attaccare i manifestanti (ma erano stati fermati all’ultimo momento da un ordine dall’alto). «Fanno parte di un complotto internazionale che vuole impedire l’arrivo al potere degli islamici e riportare le cose come prima della rivoluzione. Al testo costituzionale non si deve cambiare una virgola. Non vogliamo che le donne prendano a modello l’occidente, la donna deve essere rispettata come madre e moglie come appunto afferma il testo costituzionale che gli egiziani voteranno tra una settimana».


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