«Il fallimento sociale si tocca in carcere»

«Colpito ma non stupito» delle due notizie arrivate ieri dal fronte giustizia, l’ex presidente del Comitato europeo per la prevenzione della tortura, Mauro Palma, della presidenza nazionale di Sel, giudica che nel merito questo parlamento sia stato «insensibile e incapace» e il governo «inadeguato». Per la cronaca, quello che sembrava la panacea di tutti i mali – il decreto Severino sulle pene alternative e la messa alla prova -, un provvedimento che Renato Schifani avrebbe voluto portare «in dono» a Marco Pannella per convincerlo a smettere lo sciopero della fame e della sete (oggi al 12° giorno, interrotto solo da un bicchiere d’acqua e dalla terapia idratante, a cui secondo i medici bisognerebbe aggiungere a questo punto anche una nutrizione artificiale) è stato abortito in Senato, rinviato in commissione giustizia su proposta del nuovo movimento di La Russa e con l’appoggio di Idv, Lega e parte del Pdl. «Un baratto con la riforma forense» approvata appunto ieri, come sostengono i senatori del Pd. La seconda notizia, ben più grave, è l’azzeramento della legge Smuraglia per il lavoro in carcere, infilato nel ddl stabilità .
Nulla di nuovo, dunque?
Questo parlamento si è dimostrato strutturalmente non in grado di capire quando e come è necessario applicare l’azione penale. Lo ha dimostrato a più riprese con provvedimenti che attenuano l’azione penale per i reati dei potenti e la inaspriscono nei confronti dei deboli. Ogni volta che si è levata una timida e balbettante voce per riportare l’azione penale e il carcere nei confini che gli sono propri, si è gridato all’indulto mascherato e non si è mai riflettuto su come queste grida si siano poi rilevate del tutto false alla prova dei fatti. E ora con l’apertura della campagna elettorale si cerca di convertire l’insicurezza sociale nel fantasma di un’insicurezza individuale cui si dà  corpo sventolando una presunta incapacità  di perseguire inadeguatamente i crimini.
E infatti, per affossare un provvedimento all’acqua di rose, i senatori della destra hanno tirato in ballo lo spauracchio della liberazione di criminali e della estinzione dei reati «molto gravi contro la pubblica amministrazione».
Appunto. E invece di quel provvedimento non si poteva essere affatto entusiasti ma per altre ragioni: perché malgrado il principio fosse importante, rimaneva inadeguato nei numeri. Avrebbe infatti permesso l’accesso alle misure alternative al carcere solo a qualche centinaio di persone, a fronte di un problema gravissimo.
Eppure la Guardasigilli ci teneva tanto…
Va dato atto a questo governo di essersi mosso sui problemi della giustizia con un’impostazione diversa da quello precedente. Detto questo, è stato un governo del tutto inadeguato, che si è mosso come in una sorta di esercitazione da laboratorio: è come se davanti a una valanga che ti viene addosso, ti metti a fare test su come deviare piccole quantità  di neve.
Ben più grave, dunque, lo svuotamento della legge Smuraglia.
Non c’è convengo dove non ci si riempia la bocca dell’importanza del lavoro per i detenuti, e poi invece lo si fa diventare un ramo secco. Hanno tagliato il 95% dei fondi per la defiscalizzazione del lavoro ai carcerati. E invece la legge Smuraglia non solo andava rifinanziata, ma anche rafforzata con provvedimenti che mettano a valore le imprese e le cooperative che danno lavoro ai detenuti, supportandole anche all’esterno del carcere per valorizzarle e dare loro gambe per camminare autonomamente.
E allora hanno ragione i Radicali quando insistono per candidature che vogliano portare al centro dell’agenda politica il carcere e la giustizia, scartando dal pensiero dominante del giustizialismo.
Va detto che anche nelle primarie del centrosinistra l’unico candidato che ha parlato di carcere è stato Nichi Vendola. Mi aspetto che perlomeno chi lo ha fatto porterà  nel nuovo parlamento personalità  adeguate per far continuare questo discorso. Perché una forza politica che non affronta con un gruppo di parlamentari – ha ragione Pannella – questo nodo politico, non ha capito che su questo si giocano i rapporti di civiltà . Se non si capisce che all’interno del carcere si tocca con mano il punto di arrivo del fallimento sociale, difficilmente si riescono ad affrontare gli altri nodi dell’inclusione sociale. E difficilmente si riuscirà  ad essere un fronte progressista anche su altri piani. La sfida dei Radicali è una sfida giusta. A fronte dei balbettii del governo direi «io sto con Marco», sì, ma soprattutto io sto con questo tema: la legalità  dello Stato.


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