Monti e Hollande, intesa sulla Tav a Lione la polizia carica gli attivisti

LIONE — La nuova ferrovia Torino- Lione diventa «un impegno prioritario» per Italia e Francia, o, per dirla con Mario Monti, «un modo concreto per dimostrare che stiamo operando per la crescita ». Nella Prefettura di Lione, alla presenza di sette ministri per ciascun esecutivo, l’asse tra i governi di Roma e di Parigi, gli unici che insieme possono pensare di tenere testa alla Germania nell’Europa continentale, passa anche per una ferrovia. Un’opera a lungo contestata in Italia e che qualche voce di dissenso ha recentemente sollevato anche in Francia. Monti e Hollande prima, Corrado Passera a fine vertice, contestano quelle contestazioni. Il ministro dell’interno di Parigi, Manuel Valls, ci scherza su al termine delle dichiarazioni congiunte: «Se le cose stanno così potremmo costruire un unico tunnel tra Torino, Lione e Nantes». Proprio a Nantes infatti è oggi il cuore delle proteste verdi francesi contro la costruzione di un nuovo aeroporto.
A Lione la protesta dei 600 No Tav italiani con circa 300 francesi di supporto non arriva certo sotto le finestre della Prefettura. I pullman ripetutamente controllati alla frontiera arrivano nella piazza di fronte alla vecchia stazione dove i contestatori vengono sostanzialmente circondati senza possibilità  di formare un corteo, del resto non autorizzato fin dalla vigilia. Nelle vie intorno controllano oltre duemila agenti francesi. Tutto si svolge in modo tranquillo fino a quando, intorno alle 17.30, gli italiani risalgono sui 12 pullman che li avevano portati in Francia. I loro colleghi lionesi invece si sdraiano davanti agli autobus bloccandone l’uscita e creando una situazione di stallo. Due autobus italiani vengono fatti uscire verso l’autostrada. Gli altri dieci restano bloccati. La polizia carica i francesi sdraiati per terra. Sono manganellate e gas urticanti. Qualcuno tenta di scappare sui pullman degli italiani. Alcun agenti si mettono alla guida degli autobus per farli uscire. Dopo un’ora di cariche la situazione torna tranquilla con i pullman italiani tornati verso la Val di Susa. In serata i comunicati dei No Tav parlano di «trattamento inaudito» e denunciano «la fortezza Europa a difesa degli interessi e delle lobby coinvolte con il Tav».
In mattinata il vertice aveva dato il via libera definitivo alla Torino- Lione. Con un protocollo che impegna i due governi a chiedere all’Europa si sostenere con il 40 per cento dei costi la nuova galleria. Si tratta di 3,2 miliardi di euro su 8,5 complessivi da suddividere in vent’anni di spesa. C’è anche l’impegno a far partire il cantiere per i primi 9 km della lunga galleria, sul versante francese, entro l’inizio del 2014. E se l’Europa negasse il sostengo economico? «Non voglio nemmeno rispondere a questa domanda», dice il ministro italiano Corrado Passera. In realtà  esistono ipotesi di finanziamento alternative allo studio dei due governi. Secondo Passera l’opera creerà  seimila nuovi posti di lavoro.
Il vertice dà  il via libera anche al raddoppio del tunnel autostradale del Frejus, in Val di Susa. Una contraddizione rispetto all’obiettivo dichiarato di trasferire il traffico merci dalla gomma al ferro. In realtà , insieme al raddoppio viene deciso il contingentamento dei passaggi dei tir che non possono superare quelli di oggi. Inoltre aumenteranno
i pedaggi nei trafori alpini per finanziare la realizzazione della galleria ferroviaria della Tav. Si introduce così per la prima volta in Italia un sistema che penalizza con tariffe e contingentamenti il traffico merci su gomma.
È quel che hanno fatto in questi anni paesi come la Svizzera, che di tunnel ferroviari di lunghezza paragonabile a quella della Torino Lione ne hanno messi in cantiere quattro.
E il movimento contro il supertreno in Francia? A giudicare dalla sparuta pattuglia di manifestanti che si sono presentati ieri pomeriggio a Lione, non sembra essere gran cosa. Eppure il presidente della regione Rhone Alpes, Jean Jacques Queyranne, opera una distinzione: «Da noi — spiega — l’opposizione non è al tunnel, che la gran parte degli ecologisti giudica in modo positivo perché toglie traffico su gomma, ma al progetto di collegamento tra Lione e il tunnel. Ne discuteremo». Chiudendo il vertice, il ministro Passera sostiene che «il lavoro fatto in questi anni con le amministrazioni locali ha dato risposta alle principali preoccupazioni della popolazione. Dal punto di vista dell’impatto ambientale abbatteremo di 600-700 mila tir all’anno il traffico nella valle».


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