Per un giorno il Cavaliere ricompatta il partito

ROMA — I suoi fans esultano: «Come al solito li ha fregati tutti! Finirà  che si candiderà  lui con tutto il partito dietro, unito». I critici, che avrebbero voluto il suo passo indietro in favore di Monti o di Alfano, fanno buon viso a cattivo gioco: «Vedremo che fa Monti, se scende in campo; d’altronde dovrà  avere tutto il Pdl dalla sua parte e anche Berlusconi, è inevitabile. Altrimenti al centro resterà  il Cavaliere, ma anche noi…».
Si chiude così, dopo due giorni di passione, l’ipotesi di scissione-rottura-disgregazione di un Pdl che sembra ritornare, con più o meno voglia, all’unità . E sotto il segno di Berlusconi. Perché il Cavaliere, come ammettono tutti nel partito, ha fatto «la mossa giusta, quella del cavallo», impedendo di fatto che la più pericolosa delle fronde, quella dell’ampia area dei moderati del partito che erano pronti a lanciare la candidatura di Monti in contrapposizione alla sua, prendesse vita. Scegliendo di invocare lui stesso la discesa in campo del premier per «unire tutti i moderati» pur sapendo quanto l’operazione sia difficile, Berlusconi evita che gli si possa rimproverare di aver preso una deriva «populista» e contraria allo spirito fondativo del Pdl. Di più: opponendo alla Lega il suo sostanziale «non accetto ricatti», Berlusconi di fatto rientra in sintonia anche con quell’area lombarda in grande fibrillazione che fa capo a Formigoni e a Cl e che mantiene sul piatto la candidatura di Albertini.
Tutto ancora può succedere, ma non c’è dubbio che a sera anche chi, come Gaetano Quagliariello, era stato tra i promotori della cordata filomontiana che vede anche i big di Cl, Alemanno e Augello, Frattini, Sacconi, Roccella, Urso, si dice soddisfatto: «Questo è il Berlusconi che ci piace. Quello che entra in campo e si gioca la partita senza estremismi, che ha come obiettivo l’unione dei moderati sui valori fondanti del centrodestra. Adesso saranno gli altri a dover essere all’altezza di questo gioco: se Monti vuole essere il federatore di questa grande area di cui il Pdl è parte essenziale e Berlusconi un protagonista, un’area che si contrappone alla sinistra, noi siamo pronti».
Perde insomma la carica eventualmente «sovversiva» la riunione delle fondazioni di centrodestra e dei loro leader — da Sacconi a Formigoni, da Lupi a Quagliariello ad Alemanno a Frattini —, che si terrà  domenica a Roma con lo slogan «Italia popolare» e che come dice lo stesso Sacconi spera che Monti «faccia come De Gasperi», riunendo i moderati. Certo, in nuce quest’area diventa il «correntone» che fa capo ad Alfano, che chiuderà  il convegno. E, almeno nella componente di Alemanno e dei suoi, la carica critica resta forte, tanto che difficilmente è immaginabile che l’iniziativa piaccia a un Berlusconi pronto a sfidare quella che, prevedono alcuni pidiellini da Bruxelles, sarà  oggi una pessima accoglienza al vertice del Ppe. E questo dopo che lo stesso Berlusconi ha già  fatto capire come la pensa su chi ha «tramato» contro di lui, come Mario Mauro: «Mi ha detto Daul che è stato lui a dirgli certe cose di me».
Ma alla riunione di domenica ci si muoverà  comunque in un contesto all’interno della logica Pdl. Anche perché lo stesso Alfano, dopo giorni difficilissimi e ore — quelle che hanno preceduto le parole di Berlusconi — di grandissima tensione, tanto che è sembrato imminente un suo addio al partito, ieri sera era molto rinfrancato non solo per le frasi di stima del Cavaliere nei suoi confronti, ma per quelle sul suo «nemico Dell’Utri» che, come lui chiedeva, non sarà  ricandidato.
È un segnale che sulle liste non si farà  strage, che il tentativo di Berlusconi è di innovare, cambiare, magari tornare a Forza Italia riveduta e corretta, ma mantenendo un po’ tutte le anime e gli uomini forti dentro. Certo, è un discorso in fieri e tante sono ancora le variabili — oltre a quella ovvia di Monti anche quella dell’alleanza o meno con la Lega — ma Berlusconi per restare in campo da leader avrà  «bisogno di tutti», scommettono nel partito. Anche per questo resta aperta la partita della scissione «dolce» degli ex An che fanno capo a La Russa e Gasparri. Ieri la loro componente si è riunita e ha anche presentato un simbolo e un nome «Centrodestra Protagonista», ma lo stesso la Russa ha spiegato che il destino dell’eventuale «cosa» di destra si deciderà  solo lunedì o martedì. Quando si presume che i giochi delle alleanze e della premiership saranno più chiari, e di conseguenza il destino del Pdl e degli esponenti del partito più in fibrillazione. A partire da Giorgia Meloni, che conferma la sua convention con Crosetto e Cattaneo a Roma, pure domenica, dal titolo «Le primarie delle idee».
Ieri l’ex ministro non era presente alla riunione dei colleghi ex An, ma tutto resta in movimento. Berlusconi conferma che vedrebbe con favore la nascita di un partito di destra, ma è chiaro che — se non sarà  abbastanza robusto — l’operazione potrebbe rivelarsi controproducente almeno per La Russa e Gasparri, che pure adesso dovranno capire quale spazio in alternativa sarebbe loro riservato nel Pdl a trazione berlusconiana.


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