Quei nemici giurati dell’Occidente e dell’Islam moderato

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Fondato una decina di anni fa da Muhammad Yusuf, Boko Haram ha iniziato la sua attività  terroristica solo a partire dal 2009. Il nome, in lingua hausa, indica l’avversione per l’istruzione occidentale e riflette il credo inossidabile salafita che trae ispirazione e principi dal Corano e vita di Maometto. Come tutti i salafiti, Boko Haram considera peccaminose tutte le novità  e innovazioni e avversa ogni forma di Islam tradizionale, spesso di tradizione mistica. Un Islam, quello popolare e mistico, che le varie forme di salafismo, sovente ispirate dal wahhabismo saudita o dalle monarchie della penisola araba, considerano alla stregua della miscredenza. In una realtà  problematica e conflittuale come quella nigeriana, divisa culturalmente tra un nord islamico e una regione meridionale soprattutto cristiana, e in cui le divisioni etniche e linguistiche sono non meno dirompenti, Boko Haram ha puntato in maniera netta verso il conflitto settario anti-cristiano. Vuole forse idealmente compattare un Sahel islamico, memore di una lontana storia di ribellioni jihadiste e lotte anti-coloniali tra ‘800 e ‘900, e allo stesso tempo destabilizzare la stessa unità  della Nigeria.
Benché i suoi legami con le altre organizzazione sahariane siano tutti da provare, e nonostante la morte del suo fondatore e quella più recente del portavoce Abu Qaqa opera dell’esercito nigeriano, Boko Haram dimostra una capacità  di fuoco che sembra non scemare. Probabili appoggi o alleanze locali paiono evidenziare una realtà  sul terreno complessa e in cui il fattore islamico è fondamentale. I cristiani sono purtroppo, in questo quadro, un obiettivo fin troppo facile in una contesa sia verso l’autorità  centrale sia verso le forze islamiche di segno opposto che conta ormai centinaia di vittime.


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