Rimosso il capo polizia informatica dopo la morte in carcere del blogger Beheshti

Beheshti, 35 anni, era stato arrestato per «crimini informatici» e secondo la procura generale iraniana era stato trovato morto nella sua cella il 3 novembre scorso, quattro giorni dopo il suo arresto. Secondo Amnesty International e Human Rights Watch, ma anche a detta di parlamentari iraniani vicini al movimento riformista, l’ipotesi più accreditata è che il blogger anti-governativo sia morto in seguito a torture. Nei giorni scorsi sono state aperte tre inchieste che hanno portato a vari arresti. «La magistratura indagherà  sul caso», ha detto Mohammad Larijani, leader dell’Alto consiglio per i diritti umani della magistratura iraniana, che ha parlato di morte «sospetta». Secondo indiscrezioni, una probabile causa del decesso va ricercata in «pressioni psicologiche» esercitate su una persona già  «estremamente debilitata». Secondo altre fonti, i risultati dell’autopsia hanno evidenziato l’arresto cardiaco e lividi senza fratture o colpi letali. Sattar Beheshti era stato già  arrestato insieme ad altri attivisti iraniani durante i movimenti anti-governativi del 1999, 2003 e del 2009. Il giovane aveva spesso criticato le pessime condizioni in cui si trovano i prigionieri politici nelle carceri in Iran. Il blogger aveva organizzato varie manifestazioni contro il sistema di potere della Repubblica islamica nel centro di Tehran. Nei giorni scorsi, i familiari della vittima hanno denunciato di subire continue minacce e pressioni dopo la scomparsa del giovane.


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