“Troppi esami inutili, stretta su Tac e risonanze” ma lo Stato pagherà  per parto indolore e ludopatie

Giro di vite sulle visite specialistiche e apertura alla ludopatia e al parto indolore. Questi i punti chiave del nuovo provvedimento sui Livelli essenziali di assistenza che disciplina i servizi garantiti dalla sanità  pubblica. Liste che dovevano essere aggiornate dal 2001 e che ora, dopo essere state definite dal ministro della Salute Renato Balduzzi, dovranno passare al vaglio del ministero dell’Economia e delle Regioni.
Intanto si detta la linea. Basta col ricorso smodato agli esami specialistici. Visite dal cardiologo e dal nefrologo, ma soprattutto esami di laboratorio, risonanze e tac. Un segmento a cui il ministero riserva il 13,5 per cento della spesa per il servizio sanitario nazionale che ammonta a oltre 112 miliardi di euro. Nel provvedimento sono stati previsti controlli su almeno il 5 per cento delle ricette dei medici generici che avranno l’obbligo di motivare la prescrizione pena la sua inutilizzabilità . E a fare le verifiche saranno le Regioni, aiutate sia dall’obbligo per i medici di indicare nella prescrizione «il quesito o il sospetto diagnostico», sia da apposite linee guida.
Da un lato si stringe, dall’altro si apre. Via libera alla cura della “ludopatia” e al “parto indolore”. Non solo: entrano anche 110 malattie rare e di cinque nuove patologie croniche.
«È una risposta concreta a molte persone che soffrono. Anche nelle difficoltà  economiche il nostro servizio sanitario si dimostra capace di dare risposte concrete», ha spiegato di Balduzzi. Ma il documento, ancora prima di arrivare sul loro tavolo, viene bocciato dalla Regioni. «Ogni iniziativa di politica sanitaria — ha detto il presidente della Conferenza Regioni, Vasco Errani — deve poggiare su risorse certe e su un confronto Governo-Regioni.
Vanno evitate iniziative unilaterali e annunci non realizzabili. Il lavoro sui Lea deve ancora cominciare l’iter nella Conferenza Stato-Regioni e ha bisogno di un’intesa col Ministero dell’Economia e le Regioni». Incassa, invece, il favore dei camici bianchi. «Da anni abbiamo introdotto nelle convenzioni commissioni per l’appropriatezza — ha chiarito il segretario generale della Federazione italiana dei medici di famiglia, Giacomo Milillo — Finora sono state usate solo per i farmaci, credo sia giusto usarle anche per la diagnostica. È importante che a controllare e promuovere l’appropriatezza siano gli stessi medici generici.
Siamo i primi a sapere che c’è un ricorso eccessivo alla diagnostica, anche nell’ambito della medicina difensiva».


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