Un’onda che torna, occupare case per «riprenderci la città »

ROMA. «Ma all’improvviso è poi successo un fatto nuovo: non siam scappati più»… sembra di sentire l’eco di “Valle Giulia”, entrando nel palazzo dell’Inpdai di Viale delle Province, occupato dal 6 dicembre insieme ad altri sette: a Ponte di Nona, sulla Prenestina, sull’Anagnina, a Viale Trastevere, nell’ex clinica di Valle Fiorita e a Ostiense. L’assemblea di venerdì pomeriggio lo ha ribadito in coro: il 6 dicembre qualcosa è cambiato. Non solo perché 2000 famiglie hanno finalmente un tetto sulla testa ancorché provvisorio, ma perché è cominciata «la riappropriazione della città ». Strano, è praticamente il titolo di un’altra canzone di allora. Un altro segnale di un’onda che torna, e torna a denunciare una speculazione edilizia insostenibile, siglata dalle 64 delibere (di cui questo giornale ha dato ampio conto martedì scorso) che il sindaco uscente Alemanno intende lasciare in dono a questa città  martoriata dalle colate di cemento, mentre l’edilizia economica e popolare che fa della casa un diritto sociale e non un bene di mercato, resta un lontano ricordo.
Ma la sala è gremita, e non solo dai tanti occupanti più che mai decisi ad affermare questo diritto, anche dai tanti intervenuti per portare la solidarietà  di altre lotte in corso. Alla domanda iniziale lanciata da Irene dei Bpm, «come realizzare i nostri obiettivi attraverso percorsi partecipativi», risponde Guido del Cinema Palazzo, portando i saluti dell’occupazione di quello spazio dedicato alla cultura ma come gli altri oggetto di speculazione, la questione comune su cui «comporre le lotte – dice – per ricostruire insieme il diritto alla città  e all’uso degli spazi». Vasco di Ateneinrivolta porta la solidarietà  degli studenti e racconta un’altra prova generale di speculazione, quella dello studentato di via De Lollis, occupato per impedire che le stanze fossero tolte agli studenti per essere date ad affitti di mercato. Guido dell’Usb, che ricorda il San Filippo Neri occupato da medici e infermieri, i quali insieme al Sant’Andrea, Sant’Eugenio, Sandro Pertini, Eastman e Cto, hanno costituito un coordinamento del settore per mettere finalmente i piedi nel piatto di un altro tema di punta della malversazione. Il 4 gennaio alle 12 nei locali del Cto terranno un’assemblea sulla situazione della sanità , e sulla manifestazione del 19, per farne una tappa fondamentale per unire la città .
E non basta, perché anche se non presenti in assemblea sono molte le situazioni pronte a scendere a fianco delle occupazioni, per «unire i territori e affermare il diritto all’autogoverno della città », dice un compagno dell’occupazione in chiusura: sono tutti i comitati per l’ambiente nati intorno alla questione dei rifiuti e contro l’inceneritore, insieme a tanti lavoratori e cittadini che stanno tornando a prendere parola, e a quanti si uniranno in questo percorso di connessione delle lotte, unica strada per uscire dalle strettoie della rivendicazione sindacale e rimettere a tema la Politica, ovvero il fatto che il governo di questa città  va strappato di mano a banche e palazzinari sostenuti dall’amministrazione degli ultimi sindaci, per essere restituito ai cittadini.
In questo senso si sono espresse anche alcune voci istituzionali come quella di Rino Fabiano, consigliere del III Municipio e «abitante di San Lorenzo», sottolinea, che denuncia come i Municipi siano «la panchina della politica dove i poteri forti hanno i loro agganci», e a riprova le «8 nuove concessioni edilizie appena rilasciate» nel suo, a dimostrazione che l’unica strada per cambiare le cose è praticarle, perciò «voi – conclude – avete centrato l’obiettivo, occupando questo stabile». Insieme a lui Fabio Nobile, consigliere Prc della Regione Lazio, che ribadisce sostanzialmente gli stessi concetti, e poi Antonello Sotgia, urbanista, che plaude alle occupazioni come un «passo che ha posto il vero problema urbanistico del recupero edilizio e quindi del ridisegno della città ». «Dobbiamo pretendere un censimento delle case sfitte», conclude, «perché non è tollerabile che nella Roma che vogliamo ci sia qualcuno senza casa».
Sono in tanti a dire che la soglia della tollerabilità  è stata ampiamente superata, e sono pronti a dirlo in piazza, tutti insieme, il prossimo 19 gennaio. Mancano solo le chitarre.


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