Vince il «centrosinistra» di Victor Ponta

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BUCAREST. La neve ed il maltempo non hanno fermato la prepotente ascesa elettorale dell’Unione Social-liberale (Usl) che, dopo aver vinto le amministrative nel mese di giugno, ha spazzato via l’Alleanza di destra per la Romania nella elezioni svoltesi domenica 9 dicembre e si appresta ora a formare il nuovo governo nel paese balcanico, dopo otto anni da «rincalzo». L’Usl del premier socialdemocratico, Victor Ponta (nella foto reuters), e del papabile presidente della repubblica nelle elezioni dell’anno prossimo, il liberale Crin Antonescu, ha ottenuto quasi il 60% dei voti (in serata erano state scrutinate il 95% delle sezioni) dando oltre 40 punti percentuali di scarto all’Adr, un’alleanza costituitasi e poi subito scioltasi dopo la pesante sconfitta elettorale, che ha raccolto la miseria del 17% dei voti.
Un risultato tanto largo quanto previsto, il più eloquente della Romania post-Ceausescu. Un risultato che condanna senza mezzi termini l’operato nell’ultimo triennio del presidente Basescu e dei suoi fedeli premier, caduti uno dopo l’altro come birilli nei primi tre mesi di questo caotico 2012. Prima è stata la volta di Emil Boc, poi dell’intellettuale Ungureanu, costretti a lasciare il passo al giovane rampante, figlio delfino dell’ex primo ministro (ora in carcere) Adrian Nastase, Victor Ponta. I tagli selvaggi al budget e la politica di austerità  imposta dall’istituzioni finanziarie che regolano il mondo, ha lasciato il segno indelebile sull’operato di un presidente e di una parte politica che fino a non più di un anno e mezzo fa godeva della fiducia massima del proprio elettorato. Ma cosa ha portato ad un risultato tanto netto? L’astensionismo ha giocato un ruolo fondamentale. Solo il 41% dei rumeni si è recato alle urne e la percentuale, benché addirittura superiore di oltre tre punti a quella del 2008, resta ai limiti della credibilità  democratica. L’elettorato indeciso e quello che in precedenza aveva dato fiducia alla destra prima che essa sottomettesse anima e corpo la propria politica a quella delle banche, è rimasto beatamente a casa punendo la ‘bad politic’ di Basescu e dei suoi uomini. In questo contesto, diventa difficile immaginare una convivenza pacifica tra le due massime cariche dello stato costrette a convivere in un sistema presidenziale che impone una necessaria armonia per essere funzionale. Da una parte il presidente Basescu, attaccato sistematicamente dai suoi avversari, che nei suoi due mandati ha dovuto saltare per ben due volte la prova della mozione di sfiducia del Parlamento, l’ultima a luglio superata per mancato raggiungimento del quorum. Dall’altro, un premier sempre più sicuro di se stesso, forte di con un consenso popolare netto, chiaro e di una maggioranza in Parlamento che sarà  schiacciante al punto che, dopo una prima dichiarazione d’amore verso i magiari dell’Udmr, storici ‘ballerini’ del quadro politico rumeno e appena capaci di superare la soglia di sbarramento elettorale del 5%, in molti nel centro sinistra hanno espresso il loro parere negativo per la coopetazione nel governo. Passerà  in secondo piano anche l’ottimo 14% dell’indipendente Dan Diaconescu e del suo Pp-Dd.
Victor Ponta prima ha lanciato un appello alla calma al presidente Basescu dichiarando, a caldo domenica sera: «L’opposizione sarà  trattata con rispetto così come non siamo stati trattati noi. Il nostro desiderio è quello che questa battaglia elettorale sia la conclusione di una guerra politica che ha devastato la Romania e voglio chiedere a tutte le forze in campo un momento di pace e riflessione per la crescita del paese». Ma ieri, alla domanda di un giornalista sulle eventuali congratulazioni del presidente Basescu per la vittoria ottenuta, ha risposto: «Nessuna telefonata. Solo in America sono così gentili».


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