Berlusconi: Draghi al Colle. Subito arriva il «no»

ROMA — Silvio Berlusconi vedrebbe con favore Mario Draghi come candidato a succedere a Giorgio Napolitano al Colle, ma il presidente della Bce fa sapere di non essere disposto per quell’incarico. Dopo avere ripetuto che quella di Monti sullo spread schizzato in alto per colpa sua «è una mascalzonata», il Cavaliere sferra un duro attacco a Monti sostenendo che «l’insuccesso gli sta dando alla testa» e che «sotto le mentite spoglie di indipendente è in realtà  una protesi della sinistra». A sinistra, Bersani riconosce che la battaglia è impegnativa, esprime apprezzamento per le parole a lui rivolte da Monti, ricordandogli però di non sottovalutare il centrodestra, invitando al «voto utile». Bersani denuncia che «l’intesa Pdl-Lega ha creato un danno cosmico all’Italia». Ma il leghista Maroni attacca a sua volta Monti accusandolo di inciuciare con la sinistra, su suggerimento di Casini. Casini replica osservando che chi si appella al «voto utile» «si sente debole» e Bersani «è persona troppo intelligente per pensare che il Professore possa accettare la parte di stampella del centrosinistra».
Il leader del Pdl
Il Cavaliere, dopo avere fatto intendere nei giorni scorsi di avere un nome per il Quirinale gradito alla sinistra, risponde positivamente a chi gli prospetta Mario Draghi. «Se ci fosse una maggioranza che lo proponesse io lo voterei. Draghi rappresenta un presidio importante per l’Italia». Ma l’interessato fa subito sapere che «terminerà  il suo mandato il 31 ottobre 2019». Berlusconi esorta anche lui a non dare il voto ai piccoli partiti e critica pesantemente Fini e Casini. Entrambi, osserva adottando un registro sarcastico, «hanno partiti di proprietà , dato che loro sono sempre vicini alla famiglia hanno introdotto il quoziente familiare, avendo candidato quattro figli di parlamentari precedenti, il nipote di De Mita, il genero e la cognata di Casini».
Il leader del Pd
Il segretario pd, dopo avere ironizzato sulla proposta di Berlusconi su Draghi («quanta fantasia») mette in guardia da «certi trionfalismi perché ci siamo allontanati dal baratro ma la situazione resta seria». Bersani, però, invita Monti a non sottovalutare il centrodestra: «In diverse realtà  è presente, usa leve demagogiche e ha potenti mezzi. Siamo in linea di combattimento positiva, ma tuttavia la battaglia è difficile e complicata». E poi riassume con queste parole: «Ciò che ho detto sul patto di desistenza vale anche per Monti. Tradotto in politica, vuole dire che il Pd e i progressisti reggono la sfida a destra di Berlusconi e della Lega. Questo è l’oggetto della campagna elettorale e bisogna che tutti facciano una riflessione». E in serata, ospite di Ballarò, annuncia: «Se vinciamo cancelleremo tutte le leggi ad personam».
Il premier uscente
Il premier difende il suo governo. «In questi tredici mesi — dice — ha avuto come sforzo essenziale quello che l’Italia non cadesse». Argomentazioni che sono una indiretta replica alle accuse di Berlusconi. L’Europa, aggiunge, deve «evitare di finire emarginata e per è importante che ogni Paese si sforzi per contribuire alla crescita complessiva e per evitare di essere fattore di debolezza e di contagio, fattore negativo». Il premier ricorda poi «con quanti sacrifici i cittadini italiani hanno corrisposto alle azioni del governo perché l’Italia non fosse la causa principale della crisi dell’Eurozona».
Il presidente del Copasir
Nel libro-intervista con Caldarola Controcorrente, il presidente del Copasir Massimo D’Alema obietta che «ci sono alcuni aspetti dell’operazione Monti che rischiano di rendere difficile il cammino dopo le elezioni e la necessaria ricerca di una forma di collaborazione che continuo a ritenere indispensabile tra i progressisti e moderati». E indica in particolare come elemento negativo «la retorica sul fatto che destra e sinistra non esistono più, e nemmeno la forte impronta antipolitica che caratterizza tutta l’operazione Monti». Io, in ogni caso chiarisce l’ex premier, «ho stima di Monti e non ho cambiato opinione malgrado i motivi di dissenso che sono ora significativamente emersi».


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