Bersani e i due rivali: attenti. Non va abbassata la guardia

ROMA — Pier Luigi Bersani, l’unico candidato premier che ha scelto di non schierare il suo nome nel simbolo, si è perso la sfida tra Berlusconi e Santoro in tv: «Anch’io ho diritto a un po’ di relax…». Ma da quel che ha letto e sentito il leader del Pd si è fatto l’idea che il ritorno in forze del Cavaliere finirà  per indebolire Monti e, dunque, per giovare ai democratici. Nelle riunioni di vertice ha spronato i suoi a non sottovalutare il leader del Pdl: «Berlusconi è un osso durissimo, non dobbiamo abbassare la guardia…». E se tre giorni fa si diceva «vincente», ora Bersani si accontenta di definirsi «favorito».
L’intervista—show di Servizio Pubblico ha rimesso l’ex premier al centro della scena, tanto che i sondaggi riservati commissionati dal Pd stimano il candidato del centrodestra al 22-23 per cento. Il recupero di Berlusconi ha impressionato Bersani, il quale però ritiene Monti altrettanto insidioso e così attacca. «Certamente siamo usciti dal baratro, ma non condivido certi toni un po’ trionfalistici — ammonisce riguardo alle prospettive della crisi economica —. Il 2013 sarà  un anno difficile».
Dei conti di Monti e Grilli, Bersani si fida fino a un certo punto. Teme che il premier e il ministro dell’Economia abbiano peccato di ottimismo e li sfida sul tema cruciale del rispetto degli impegni con l’Europa: «Dobbiamo vedere se l’obiettivo del pareggio di bilancio è centrato. Bisogna vedere se la crescita è quella delle previsioni e quanta polvere è stata messa sotto al tappeto…». Un’immagine pensata per insinuare dubbi sulla capacità  del Professore di portare avanti il risanamento dell’Italia. Ma non è solo una mossa elettorale, quella di Bersani. È che il segretario, supportato da uno studio di Nens e da alcune previsioni internazionali, ha il sospetto che il governo dei tecnici abbia sovrastimato i numeri della crescita, tanto più che le entrate, a partire dall’Iva, sarebbero inferiori alle previsioni. E se i soldi stanziati per gli ammortizzatori sociali non dovessero bastare a coprire le aziende in difficoltà ?
Oggi il capo del governo parlerà  alla XIV assemblea annuale di Libertà  Eguale, l’associazione fondata dal senatore democratico Enrico Morando. Monti aprirà  l’evento con una conferenza, mentre Bersani non ci sarà : ha preferito evitare l’incontro ravvicinato in un momento così teso della campagna elettorale. Se andrà  al governo, sugli esodati il segretario non mollerà  la presa. E oltre a varare come prime norme il falso in bilancio e l’antiriciclaggio, il leader del Pd ridurrà  l’Imu sugli immobili di minor pregio: serviranno due miliardi e mezzo e una seria riforma del catasto. Ma sia chiaro che la tassa più odiata dagli italiani «è stata messa da Berlusconi», nel senso che il governo Prodi fu costretto a imporla a mo’ di «pezza» ai «guai» creati dal centrodestra. Il segretario non dimentica il quarto incomodo e provoca Grillo, paragonandolo indirettamente a Benito Mussolini: «Una volta il Parlamento era un bivacco per i manipoli, adesso siamo alla scatoletta di tonno. Andiamo avanti così!». Ma ce n’è anche per Monti. Bersani non ha capito «contro chi combatte» il premier e si dice «molto dispiaciuto» per il mancato appoggio del Professore ad Ambrosoli, candidato governatore del centrosinistra in Lombardia.
E il Quirinale? Bersani assicura di non avere «preclusioni» sul nome di Monti, osserva però che l’inquilino di Palazzo Chigi «si è messo mani e piedi nella contesa politica» il che, come lo stesso premier «ha riconosciuto, rende più difficile avere un ruolo di terzietà ». Se Palazzo Chigi toccherà  a lui Bersani sarà  «inclusivo, dialogante e molto determinato». Non vuole governare in splendida solitudine, punta al 51 per cento ed è convinto che «ci sarà ». Grazie anche all’impegno di Matteo Renzi (con il quale ha in agenda un evento a Firenze) e al simbolico contributo dei socialisti. L’accordo con Riccardo Nencini è siglato. Il Psi porterà  in Parlamento cinque tra deputati e senatori inseriti nelle liste del Pd e il vicesegretario Enrico Letta dà  il via alla campagna: «L’intesa completa la coalizione di centrosinistra». Nichi Vendola ne sarà  parte integrante e il problema sarà  conciliare l’apertura di Bersani ai moderati con lo slogan «benvenuti a sinistra». Monti, concede Vendola, «potrà  appoggiarci, ma stare nel governo è un’altra cosa».
Monica Guerzoni


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