Hollande: «In Mali stiamo vincendo»

ROMA — «Stiamo vincendo questa battaglia», ha dichiarato ieri il presidente francese Franà§ois Hollande dopo che i militari francesi e africani sono entrati a Timbuctù sottraendo terreno all’occupazione in atto dal 2012 da parte di milizie fondamentaliste islamiche. «Ma il Mali settentrionale è ancora sotto il controllo del terroristi, e sarà  compito degli africani, come ho già  detto, fare in modo che l’integrità  territoriale del mali sia restaurata», ha continuato il capo dell’Eliseo davanti ai giornalisti a Parigi. Ai risultati sul campo ottenuti dalle forze francesi, l’Italia, che aveva promesso aiuti, non ha contribuito in minima parte. E la giornata di ieri potrebbe essere ricordata come quella di una vistosa frenata, se è improprio usare il termine giravolta, del nostro Paese.
Il presidente del Consiglio ha reso evidente che non stanno più per partire gli aerei da trasporto e da rifornimento in volo promessi a Hollande per dare una mano alla sua offensiva contro i miliziani schierati nel Mali del Nord. «Ho chiesto ai segretari dei tre partiti della maggioranza di pronunciarsi su questo tema, ma non è venuto un appoggio che consenta di confidare in una delibera del Parlamento», ha riferito Mario Monti durante Omnibus, suLa7.
Anche se il presidente del Consiglio non lo ha specificato, le resistenze più forti sono venute dal Popolo della libertà . Il decreto legge che era stato ipotizzato dal ministro degli Esteri Giulio Terzi per fornire ai francesi gli aerei italiani, due C-130 e un 767, non è mai stato varato dal governo. E finora gli altri due partiti e lo stesso Monti, attenti a non precludersi consensi di elettori contrari o dubbiosi nel mezzo di una campagna elettorale, non hanno speso certo energie immense per contrastare la ritrosia del Pdl. 
Almeno dal 19 gennaio, come aveva informato il Corriere, Monti aveva chiesto un incontro sul Mali ai segretari della maggioranza. Pierluigi Bersani del Partito democratico e Pierferdinando Casini dell’Unione di centro si erano definiti disponibili, Angelino Alfano non aveva risposto. Silvio Berlusconi si scontrò con Nicolas Sarkozy, il predecessore di Hollande, sulla guerra a Muammar Gheddafi. Sul Mali Berlusconi ha affermato che si sarebbe «astenuto» da un intervento, sebbene sia anche con il consenso del Pdl che la Camera, una settimana fa, ha approvato un ordine del giorno di Franco Frattini (uscito dal Pdl, però ancora iscritto al gruppo) condiviso da Pd e Udc.
Quel testo «impegna il governo» a «fornire, in linea con la risoluzione 2085 del Consiglio di sicurezza» dell’Onu «vettori aerei per supporto logistico al trasporto di personale e mezzi in Mali e per il rifornimento in volo sul Mediterraneo». Su La7, Monti ha sostenuto: «E’ vero che è venuto un ordine del giorno della Camera a favore, ma di significato politico modesto perché molti parlamentari non si ripresenteranno». Lapo Pistelli, Pd, ha obiettato: ad aver appoggiato il documento «sono quegli stessi parlamentari» che hanno «convertito in legge» il decreto sulle missioni all’estero (in base al quale l’Italia può mandare 24 istruttori al Mali). Nel resoconto della Camera del 22 gennaio resta il principale sì alla modesta proposta: «Staffan de Mistura, sottosegretario di Stato per gli Affari Esteri. Signor presidente, il governo accetta l’ordine del giorno Frattini».
Con diplomazia, l’Eliseo ha fatto sapere di essere «molto sodisfatto del sostegno politico dell’Italia all’operazione». Per fare i conti c’è tempo.
Maurizio Caprara


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