Inps, invalidità  al 100% anche il reddito del coniuge nel conteggio per la pensione

ROMA — Vita ancora più dura per chi è invalido totale e aspira legittimamente a una pensione. Con l’anno nuovo, il limite di reddito da non travalicare per ottenere un sostegno economico passa da individuale a familiare. In pratica, per incassare 276 euro al mese occorrerà  dimostrare di non guadagnare oltre i 16 mila euro all’anno, non più da singoli ma come nucleo. Una decisione, inserita quasi di soppiatto in una tabellina dell’Inps, che mette a rischio le 85 mila nuove richieste già  inviate all’Istituto per il 2013. «Ma così la pensione di invalidità  non ce l’avrà  più nessuno», tuona Ivan Pedretti, segretario nazionale dello Spi-Cgil.
Tutto nasce in realtà  dalla circolare 149 del 28 dicembre scorso in cui l’Inps infila a pagina 27 dell’allegato un nota bene in grassetto: “Dal 2013 il limite di reddito è coniugale”. E lo fa recependo, di fatto, una sentenza della Cassazione del 25 febbraio 2011 (la numero 4677) che tanti guai sta portando all’Inps. Da allora infatti molti ricorsi di cittadini vengono respinti, sulla base di quanto deciso dalla Corte. E cioè: gli assegni per gli invalidi parziali possono essere erogati sulla base del solo reddito personale, le pensioni per gli invalidi civili al 100% no. Devono tener conto di tutto il reddito familiare, come accade per le pensioni sociali. Così l’Inps, per scansare l’accusa di “danno erariale”, decide di rinunciare a quanto fatto sin qui (considerare il solo reddito individuale) e adottare la sentenza a partire dal primo gennaio 2013. Ma c’è di più. L’Istituto guidato da Mastrapasqua sa bene che tra qualche mese il caos sarà  assoluto. Molte persone, disabili veri non furbetti qualsiasi, ne avranno la peggio. E dunque prepara una bozza di circolare ad hoc e la sottopone al ministro.
Ma la Fornero ancora non decide.
«La soluzione sarebbe in effetti a portata di mano: o un decreto legge del Parlamento oppure un provvedimento del ministero che dia un’interpretazione autentica della norma e ripristini la situazione. È questo che chiediamo alle forze politiche», sintetizza Pedretti. La Cgil definisce «gravissima iniquità » la circolare Inps – che discrimina tra invalidi parziali e totali (in realtà  è la sentenza che lo fa) – e ne chiede il ritiro. Tra l’altro, calcola lo Spi-Cgil, la Cassazione dispone che per il reddito cumulato si tenga conto non del tetto pari a 16.127 euro (previsto dall’Inps per il 2013), ma di quello analogo fissato per le pensioni sociali. Che però è addirittura inferiore: 15.836 euro l’anno. Una vera e propria beffa.
Si accende intanto la polemica politica con Pd, Udc, Idv che vorrebbero parlarne con la Fornero, visto che il ministro sarà  in audizione in Parlamento la prossima settimana, sui temi del lavoro. Lunedì mattina i sindacati incontreranno i vertici Inps, bacchettati dal Pd per la decisione «molto grave e iniqua». L’Idv la definisce «ignobile e priva di fondamenti normativi». L’Udc ricorda che «nessuna legge dello Stato la prescrive». Sel, con Vendola in un tweet, sintetizza: «Un Paese che taglia i servizi sociali e affama i disabili e gli invalidi è da vergogna».


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