L’indipendenza della Catalogna spacca i partiti

Il testo approvato è stato solo leggermente modificato rispetto a quello presentato una settimana fa da Convergència i Unià³ (CiU) e da Esquerra Republicana de Catalunya (ErC), i due partiti che appoggiano l’attuale governo. Queste modifiche, che sottolineano il ruolo del parlamento catalano e la partecipazione democratica di tutte le realtà  sociali, ha permesso anche a Iniciativa Catalunya – Verts, la marca catalana di Izquierda Unida, di far convergere i propri voti sul documento.
Anche uno dei tre deputati della Cup, il partito movimentista di sinistra, ha votato il documento per sottolineare che, pur senza appoggiare politicamente il governo di Artur Mas, la loro aspirazione al diritto a decidere (e cioè alla convocazione di un referendum) rimane salda. Il loro, come hanno spiegato, è «un sì critico».
La risoluzione è volutamente priva di valore giuridico, e pertanto è inimpugnabile dal governo centrale, nonostante gli strepiti di ieri di ben due ministri e del premier Mariano Rajoy che dal Peràº, dove è in visita ufficiale, ha commentato: «Approvare risoluzioni che rompono lo spirito costituzionale non serve a nulla». Ma l’aspetto paradossale di questa votazione che doveva mostrare l’unità  dei partiti catalani è invece l’aver aumentato il nervosismo all’interno delle due principali formazioni politiche: la stessa CiU e il partito socialista catalano. In CiU, il socio minoritario, Unià³, non ha mai nascosto la sua perplessità  rispetto all’indipendenza e ha cercato di mitigare fino all’ultimo la dichiarazione che invece è stata difesa soprattutto da Erc. E benché indebolito da un ennesimo scandalo di corruzione, minaccia la scissione dopo essere stato incolpato dell’insuccesso elettorale di Mas da alcuni membri di Convergència Democrà tica de Catalunya, il partito maggioritario della coalizione.
I socialisti invece sono in piena crisi: ben 5 deputati su 20 si sono rifiutati di votare contro il documento. In teoria, i socialisti catalani (contro il parere dei socialisti spagnoli) sarebbero a favore del diritto a decidere, ma la direzione catalana ha deciso di votare «no» alla dichiarazione perché, secondo loro, con questo testo sarà  impossibile celebrare una consultazione «legale, pattuita e vincolante». Senza nascondere il malessere della parte più catalanista del partito, in 5 hanno abbandonato l’aula al momento della votazione mettendo in luce la sanguinosa guerra intestina in atto. Il partito popolare e il partito Ciutadans, un secondo partito di destra, hanno invece votato convintamente per il no. La leader popolare catalana Alicia Sà¡nchez Camacho si è ironicamente congratulata con il leader socialista Pere Navarro dandogli il benvenuto «nel lato democratico».


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