Mali, la minaccia degli integralisti “Colpiremo Parigi”

Gli integralisti islamici minacciano «di colpire la Francia al cuore», il capo della polizia mobilita l’apparato di sicurezza e assicura che «la minaccia è reale»: tre giorni dopo l’inizio della guerra in Mali, la Francia è doppiamente in prima linea, sostenuta politicamente (e logisticamente) dagli alleati e dai paesi d’Africa occidentale, ma militarmente sola, anche se ha al fianco alleati potenti come gli Usa (ieri il segretario alla Difesa Panetta ha ammesso che gli Stati Uniti la stanno aiutando). I 550
francesi già  presenti nel paese africano dovrebbero salire a 2.500, mentre gli aerei basati nel Ciad, compresi quelli arrivati domenica dalla madrepatria, continuano a colpire le postazioni integraliste. Una colonna di carri armati, scortata da un elicottero, è entrata nel paese dalla Costa d’Avorio. Sul fronte diplomatico, Parigi vuole affrettare l’ingresso in campo degli eserciti africani, chiamati dall’Onu il 20 dicembre, con la risoluzione 2085, a sostenere il Mali. Ed entro due o tre giorni, ha annunciato il capo della diplomazia, Laurent Fabius, i ministri degli Esteri Ue si riuniranno per «accelerare il dispiegamento della missione».
Sul piano militare, l’aviazione francese ha continuato a bombardare le città  del nord-est del paese, ma i fondamentalisti hanno preso l’iniziativa dall’altra parte: gruppi provenienti dalla frontiera mauritana hanno preso il controllo di Diabaly, a 400 chilometri dalla capitale. Al Nord invece, da dove era partita l’offensiva, gli integralisti si sono ritirati dalle principali città  conquistate negli ultimi mesi, fra cui Timbuctù: una mossa tattica, dicono gli esperti, non una ritirata. Ma è presto per dirlo con certezza.
Nella battaglia, i francesi sono soli: l’esercito maliano è in pieno disfacimento, l’apparato statale evanescente. Parigi deve anche fronteggiare un’altra battaglia, quella mediatica. Gli Shebab somali, che hanno fatto fallire il tentativo di liberare un agente del controspionaggio rapito più di tre anni fa, hanno infatti diffuso su Twitter la foto del militare transalpino ucciso durante l’operazione, accompagnata da una didascalia: «Franà§ois Hollande, ne valeva la pena? ». I rapitori dicono che l’ostaggio è vivo e che presto faranno conoscere la sua sorte.
La guerra contro gli integralisti, insomma, rischia di durare a lungo.


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