Merkel ammette la batosta e invita alla calma

I sondaggi davano alla Cdu cinque punti in più. Delusione nella Linke (i socialcomunisti restano fuori dal parlamento regionale) e tra i Piraten Inutile girarci attorno: è una sconfitta». La cancelliera tedesca Angela Merkel non ha potuto fare a meno di riconoscere che il risultato elettorale di domenica in Bassa Sassonia non può essere interpretato diversamente: le sinistre hanno vinto – anche se di pochissimo. Dopo dieci anni di governo di centrodestra, la regione di Hannover sarà  ora amministrata da una coalizione fra Spd (socialdemocratici) e Verdi, rispettivamente al 32,6% e al 13,7%: la loro somma supera dello 0,4% l’alleanza fra Cdu (democristiani) e liberali della Fdp e significa un decisivo seggio di differenza.
Incassato il colpo, la cancelliera guarda avanti, cercando di dare di sé l’immagine di governante saggia e pragmatica. «Non siamo ancora in campagna elettorale – ha affermato ieri -, e per ora ci interessa solo continuare il lavoro del governo: abbiamo ancora molto da fare per mantenere e, se possibile, migliorare ulteriormente i dati dell’occupazione e per affrontare i problemi in Europa». Il messaggio alle sue file è chiaro: manteniamo la calma.
D’ora in avanti, tuttavia, Merkel dovrà  fare i conti con il fatto che il voto in Bassa Sassonia ha cambiato gli equilibri del Bundesrat, la Camera dei Là¤nder, dove sono rappresentati gli esecutivi delle regioni. E dove i rapporti di forza contano molto, perché su diverse materie importanti è impossibile legiferare senza il consenso del «senato» tedesco. Da domenica sera il campo progressista può contare nel Bundesrat sulla maggioranza assoluta: un nuovo scenario che socialdemocratici ed ecologisti vogliono mettere a frutto per concedersi una specie di antipasto di quello che sperano poter realizzare nella prossima legislatura. Ad esempio, l’introduzione per legge di un salario minimo di 8,5 euro all’ora.
Il nervosismo nelle file democristiane comincia quindi inevitabilmente a serpeggiare. Anche perché nessuno alla vigilia del voto dell’altro ieri si attendeva un risultato così magro: «appena» il 36%. I sondaggi attribuivano alla Cdu ben cinque punti in più, in linea con il dato federale e con quanto raccolse alle precedenti elezioni in quella regione. Se si considera che il governatore uscente, il brillante quarantenne di origini scozzesi David McAllister, godeva di molta popolarità  ed è il pupillo dell’altrettanto popolare Merkel, lo sconcerto è comprensibile. Dove sono finiti i voti mancanti? Il mistero è presto svelato: sono stati «prestati» agli alleati liberali (e liberisti) della Fdp, fondamentali per poter formare una maggioranza di centrodestra, che erano a rischio di non superare la soglia di sbarramento del 5%.
Molti elettori democristiani hanno dunque voluto dare una mano al socio in difficoltà , come si evince da una prima, sommaria, analisi delle differenze fra il risultato nei collegi maggioritari e quello della quota proporzionale. In Germania esiste infatti un complicato sistema elettorale misto, che consente di esprimere due voti. Per superare lo sbarramento conta solo l’esito della quota proporzionale: dove i liberali hanno raccolto un ragguardevole 9,9%, a fronte di un ben più misero 3,3% nella quota maggioritaria. La differenza corrisponde esattamente allo scarto che, all’inverso, ha avuto la Cdu, scelta dal 42,6% dei cittadini nel maggioritario e dal 36% nel proporzionale.
Il «prestito del voto» ha la sua razionalità  politica e i democristiani sanno che senza rappresentanza parlamentare della Fdp la strada per gli avversari rosso-verdi è spianata.
Dall’altro lato, però, un «eccesso di generosità » rischia di danneggiare anche seriamente – come accaduto domenica – il loro stesso partito. Sciogliere questa contraddizione sarà  il compito degli strateghi elettorali della cancelliera nei prossimi mesi. I liberali, dal canto loro, si trovano a godere di un risultato totalmente inaspettato, che ha salvato da una destituzione che sembrava inevitabile il giovane leader (e vicecancelliere) Philipp Rà¶sler. Ieri la direzione del partito non ha potuto fare altro che riconfermargli la fiducia, anche grazie alla sua abile mossa di offrire al principale avversario interno, il navigato capogruppo al Bundestag Rainer Brà¼derle, il ruolo di capolista alle elezioni di settembre.
Per la Spd l’esito delle urne in Bassa Sassonia è doppiamente positivo. Avrà  un governatore in più, il cinquantacinquenne Stephan Weil, ma soprattutto non dovrà  cercare un sostituto a Peer Steinbrà¼ck, il candidato cancelliere che nelle scorse settimane aveva suscitato un diluvio di critiche sugli organi di stampa e malumori nella base a causa di uscite assai poco «socialdemocratiche». Come, ad esempio, denunciare lo stipendio troppo basso («come il direttore di una filiale di banca di provincia») del cancelliere federale. Le sue gaffe, evidentemente, non hanno inciso troppo.
Delusione, invece, nella Linke, malgrado il risultato fosse in certa misura atteso. Con un magro 3,1% i social-comunisti restano fuori dal Parlamento regionale, confermando un trend negativo in tutti i maggiori Là¤nder dell’Ovest. Ancora peggio (2,1%) hanno fatto i Piraten, che dopo gli exploit degli ultimi due anni sembrano avere già  perso smalto. «Stavolta non abbiamo saputo comunicare i nostri contenuti», recita l’autocritica ufficiale.


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