Resta il segreto, anche Monti protegge la Cia

MILANO. Gli americani non si discutono. Mai. Nemmeno quando inviano oltreoceano un commando della Cia per rapire un presunto terrorista che in seguito verrà  spedito, e torturato, in un carcere egiziano. Figuriamoci se il governo italiano, in un tribunale, può contribuire a fare luce su una vicenda che in realtà  ormai presenta ben pochi punti oscuri: il 17 febbraio del 2003 un commando dell’intelligente Usa sequestrò l’ex imam della moschea milanese di viale Jenner, Abu Omar. L’operazione fu eseguita in collaborazione con alcuni uomini dei servizi segreti militari italiani. Eppure, anche se sono passati dieci anni, sulla vicenda i governi italiani confermano il «segreto di Stato», dando così la possibilità  ai legali degli ex capi del Sismi finiti sul banco degli imputati di appellarsi per ribaltare il giudizio della corte di Cassazione che lo scorso settembre – oltre ad aver condannato 23 uomini della Cia – aveva annullato la sentenza di non doversi procedere per Marco Mancini e Nicolò Pollari. I due erano ai vertici dei servizi al tempo del sequestro. Ma, secondo gli avvocati che stanno seguendo il processo d’appello iniziato ieri a Milano, i loro assistiti sarebbero tenuti a rispettare il segreto di Stato e dunque non possono essere ritenuti colpevoli di alcun reato.
A dare sostanza alla linea difensiva adesso c’è anche una lettera della presidenza del Consiglio inviata venerdì scorso a Marco Mancini: anche il governo di Mario Monti, infatti, ribadendo la decisione presa a suo tempo dai governi Prodi e Berlusconi, conferma il segreto di Stato. Per questo motivo l’avvocato Luigi Panella ha chiesto ai giudici della quarta sezione di sentire come teste proprio Mario Monti e sollevare davanti alla Consulta la questione di «illegittimità  costituzionale» per disinnescare la sentenza della Cassazione, richiesta che già  ieri però è stata respinta dai giudici di Milano. Il sostituto procuratore generale De Petris, invece, ha chiesto ai giudici, proprio in base a quella sentenza, di acquisire agli atti i verbali resi durante le indagini da Mancini e dagli altri ex responsabili del Sismi. La prossima udienza è stata fissata il 4 febbario.


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CARCERI EUROPEE. Precisi e puntuali i dati sulla situazione dell’esecuzione penale in Europa sono stati pubblicati sul sito del Consiglio d’Europa. I dati sono racchiusi in due rapporti, il primo riguarda la situazione in carcere, il secondo l’esecuzione penale esterna – quelle che da noi si chiamano «misure alternative». Sono consultabili sul sito del Consiglio e sono compilati e strutturati dall’Università  di Losanna.

Così all’estero il lavoro svuota le carceri

In Gran Bretagna c’è un carcere, quello di Peterborough nel Cambridgeshire, dove se nel 2014 scenderà almeno del 7,5% il tasso di recidiva di 3 mila detenuti — ammessi nel 2010 a un programma di reinserimento sociale attraverso lavori finanziati con 5 milioni di sterline da 17 investitori privati — costoro incasseranno un rendimento annuo del 13% per 8 anni (meglio di qualunque titolo in Borsa), pagato dal ministero della Giustizia inglese con una quota dei soldi di una lotteria nazionale.

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