Sinistra 12 punti sopra Pdl e Lega i centristi al 16%, Grillo a quota 13

LE STIME di voto, comunque, confermano il largo vantaggio del centrosinistra guidato da Bersani, negli orientamenti di voto. Alla Camera, ma anche al Senato.
Dove, però, gli effetti del voto, a causa della legge elettorale, sono molto diversi. E impediscono ogni ragionevole e fondata previsione sulla futura maggioranza dei seggi. In base alle stime di voto, comunque, il Pd risulta ancora — e di gran lunga — il primo partito. Con il 33,5% alla Camera e quasi il 35% al Senato. Si tratta di un dato rilevante e non troppo inferiore rispetto alla prima metà  di dicembre, quand’era spinto dal vento impetuoso delle primarie.
Quando i suoi concorrenti erano ancora “sospesi”. Nel Pdl: Berlusconi era ancora incerto se tornare. Mentre Monti era deciso a entrare — pardon: salire — in politica. Ma pochi ci credevano. Fra gli osservatori — e i sostenitori più convinti. Così il Pd agiva quasi solo sulla scena politica. Oggi non è più così. Berlusconi è tornato. Monti è salito. Entrambi impegnati — uno contro l’altro. Con obiettivi in parte diversi. Berlusconi, determinato a convincere gli elettori — e anzitutto i suoi alleati, gli stessi dirigenti del suo partito — che nulla è perduto. Nulla è impossibile. Per lui. E, anzitutto, che il gioco resta lo stesso del passato. A due. Fra lui e la sinistra. Gli anticomunisti e gli antiberlusconiani. Il problema, per Berlusconi, è, dunque, di impedire a Monti e alla sua coalizione di impiantarsi al centro dello spazio politico. Di spingere il Pdl e la Lega a destra. In un recinto chiuso. Mentre Monti mira proprio a occupare un ruolo strategico, oggi. Per diventare, domani, l’alternativa vera al centrosinistra. Per costringere il vincitore probabile delle prossime elezioni, Bersani, a negoziare. Impedirgli di vincere da solo. D’altronde, come abbiamo detto, la legge elettorale rende improbabile immaginare l’esito al Senato. Dove occorre conquistare la maggioranza in tutte, o quasi, le regioni. In particolare: nelle più importanti — politicamente e demograficamente.
Monti mira a diventare il partner necessario, per la futura maggioranza. Il garante del governo — e del Paese — in Europa e sui mercati internazionali.
Perché, come ha detto a Davos, solo lui ci ha salvato. Solo lui ci può salvare. L’incertezza dell’esito al Senato, tuttavia, rende ancor più importante il risultato del voto alla Camera. Dove il Pd ha bisogno di un’affermazione ampia e netta, per legittimare la candidatura di Bersani alla guida del governo. E per disporre di maggiore forza contrattuale, nel caso non ottenesse la maggioranza al Senato. Il risultato alla Camera, peraltro, è importante anche — e forse di più — per Berlusconi. Che, con un esito deludente, rischia di vedersi stretto all’opposizione. Peggio: all’angolo. Definitivamente.
Il sondaggio, a questo proposito, offre indicazioni interessanti, anche se non definitive. Il Pd è ancora il primo partito in Italia. Con oltre un terzo dei voti espressi dagli intervistati.
Insieme a Sel, supera il 38%. Il Pdl, nelle rilevazioni dello scorso autunno, era sceso al 16%. Oggi è cresciuto, ma non di molto. Intorno al 18%. Insieme alla Lega e alle altre formazioni alleate, si avvicina al 26%. In altri termini: poco più della metà  rispetto al 2008. Ma soprattutto, oggi, si ferma a 12 punti dal Centrosinistra. Tanti per immaginare una rimonta come quella del 2006. La coalizione guidata da Monti supera, di poco, il 16%. Abbastanza per diventare un interlocutore importante — e ingombrante — per Bersani e il Centrosinistra. Ma, anzitutto, un ostacolo alle ambizioni “bipolari” del Cavaliere. Anche perché altre forze politiche occupano uno spazio significativo. Il MoVimento 5 Stelle, guidato da Beppe Grillo, è stimato intorno al 12-13%. La Sinistra di Ingroia intorno al 4,5%. Nell’insieme, emerge un puzzle non facile da comporre.
D’altronde, l’area grigia, di chi non esprime ancora il proprio voto, per reticenza o per indecisione, per quanto ridimensionata rispetto a qualche mese fa, è ancora ampia. Attualmente si aggira intorno al 30% degli intervistati. Un terzo dei quali, nel 2008, aveva votato per il Pdl e per la Lega, nel Nord. Ciò spiega il protagonismo presenzialista di Berlusconi. Sempre sugli schermi. Dovunque. Spiega anche il suo (prot) agonismo critico contro Monti e le sue politiche. Mira a rimuovere il passato. I dieci anni passati al governo. Il sostegno a Monti. Se anche recuperasse tutti i propri elettori delusi, ancora incerti, però, il Centrodestra resterebbe a distanza dal Pd e dal Centrosinistra. Per questo, il vero obiettivo del Cavaliere, oggi, non è ri-montare, ma r-esistere. Per non uscire di scena.


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