Adozioni gay, due nuovi sì in Europa

Due sentenze “naturali”, nulla più che di buon senso, normalizzano l’Europa ma scatenano invece il bailamme nell’italietta pre elettorale. Che i bambini possano essere felici anche con due genitori gay e che alle famiglie omosessuali – le coppie e i loro figli – si debbano riconoscere gli stessi diritti di quelle etero, è ormai un concetto talmente digerito dalle società  evolute da costringere due corti europee – la Grande Chambre di Strasburgo e la Corte costituzionale tedesca – ad agire di conseguenza. Smontando alla base il tabù dell’adozione da parte di soggetti e coppie di orientamento sessuale minoritario.
Nel primo caso, la Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Austria per aver discriminato una coppia di donne lesbiche che non si erano viste riconoscere la co-genitorialità  sul figlio di una delle due. Infatti, secondo le norme austriache sull’adozione (finora applicate ai soli coniugi eterosessuali), nell’ambito di una coppia la funzione di uno dei due genitori può essere sostituita solo su un’altra persona del medesimo sesso. In altre parole, per le due donne ricorrenti si prospettava il paradosso di veder trasferiti i diritti della madre naturale alla sua compagna. Ma i giudici di Strasburgo hanno dato torto al governo austriaco e non hanno riconosciuto la sua tesi secondo la quale difendere la famiglia e gli interessi dei minori significa differenziare il diritto a secondo che si tratti di coppie etero o omosessuali. L’Austria perciò è stata ritenuta colpevole di aver violato gli articoli 14 e 8 della Convenzione europea dei diritti umani, quelli che sanciscono la non discriminazione e il diritto al rispetto della vita familiare. Eppure, malgrado i nuovi principi siano stati affermati anche a monito di tutti gli altri 46 Stati, la sentenza non impone ai membri del Consiglio d’Europa di legiferare per riconoscere il diritto all’adozione dei figli dei partner alle coppie non sposate, qualunque orientamento sessuale abbiano i partner.
Nel secondo caso di ieri, invece, la Corte costituzionale federale tedesca ospitata nella città  di Karlsruhe ha dichiarato incostituzionali le restrizioni legali che impedivano di estendere l’adozione di un bambino al proprio partner. In questo caso, il minore era figlio adottivo di uno dei due partner della coppia omosessuale ricorrente a cui i giudici di Karlsruhe hanno dato ragione disponendo perciò che a partire dal giugno 2014 la legge federale tedesca contempli la possibilità  di «adozione successiva», previsto finora solo per i coniugi eterosessuali. Nel frattempo, tanto per aumentare lo spread dei diritti civili tra l’Italia e la Germania, mentre Bersani attestava ieri la sua posizione in materia di adozioni e coppie gay affermando di voler «prendere la legislazione tedesca tale e quale», la città -Stato di Amburgo ha annunciato di voler presentare al Bundesrat una nuova legge per l’equiparazione del matrimonio omosessuale a quello eterosessuale.
Per Silvio Berlusconi, invece, il Pdl è «in sintonia con la maggioranza degli italiani che non vedono di buon occhio i matrimoni tra coppie gay. Siamo invece favorevoli -ha detto ieri – a rivedere il Codice Civile, anche con il contributo della sinistra, per garantire i diritti delle coppie omosessuali».
Per la Lega Italiana Nuove Famiglie come per l’associazione delle famiglie Arcobaleno, «la Corte smentisce clamorosamente i veri e propri veti dei conservatori che, sulla base di opinioni politiche e credenze religiose, da troppo tempo impediscono a molti stati di legiferare in materia per cui da oggi sarà  opportuno discutere insieme di come (e non più se…) adeguare la nostra legislazione ai dettami della Corte e del buon senso. Auspichiamo che questa sentenza muova anche il dibattito nel centrosinistra che si appresta a governare il Paese».


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