Caso Petraeus, fu un complotto della Cia?

NEW YORK — John Brennan, il consigliere di Barack Obama per l’antiterrorismo ora designato dal presidente come nuovo capo della Cia, presentato come il «regista» di alcune missioni segrete in Libia delle forze speciali americane alle dipendenze del Pentagono, eseguite all’insaputa della Cia di David Petraeus e dell’ambasciatore americano a Bengasi Chris Stevens. Ucciso l’11 settembre del 2011 in un attacco di ribelli manovrati da un’organizzazione terrorista la cui offensiva è stata resa più brutale da iniziative militari Usa di cui il diplomatico era all’oscuro.
E, dietro il dramma della battaglia di Bengasi nella quale sono morti, oltre a Stevens, altri tre uomini dei servizi di sicurezza, una guerra segreta tra poteri dell’Amministrazione Obama, all’insaputa di un Presidente che ha dato ampie deleghe a Brennan: David Petraeus, poco amato a Langley per la pretesa di trasferire i suoi metodi militareschi nel rarefatto mondo dell’intelligence, che finisce nel mirino degli altri capi della Central intelligence agency e dello stesso Brennan. La relazione extraconiugale con Paula Broadwell, che lo costringerà  alle dimissioni qualche settimana dopo il dramma di Bengasi, il 9 novembre, spifferata dai suoi uomini della scorta.
Altri capi della Cia che fin dalla primavera del 2012 spingono l’Fbi a condurre l’indagine sulla vita privata del capo del servizio di spionaggio. E Brennan, forse a conoscenza delle indagini e del fatto che i giorni di Petraeus da capo della Cia sono contati, lo taglia fuori, limitandosi a fornire ad altri dirigenti dell’Agenzia alcune informazioni minime sulle missioni segrete affidate ai commando infiltrati in Libia: forze alle dipendenze del Joint Special Operations Command, costituito col contributo dei vari corpi speciali delle Forze armate Usa per operazioni di emergenza quando ci sono ostaggi da salvare in giro per il mondo. Ma che nell’estate scorsa sarebbero state usate anche per missioni paramilitari clandestine, in una Libia sempre più alla deriva.
Sembra una trama di Tom Clancy. È la cronaca di quanto accaduto secondo un ebook pubblicato da due ex teste di cuoio delle forze speciali — uno era nei Seal della Marina, l’altro nei Berretti Verdi — che lasciata la divisa animano Sofrep.com: un sito dedicato a notizie e retroscena raccontati dai veterani di corpi scelti. Una storia che appare romanzata in vari passaggi, raccontata dai due autori senza fornire indicazioni sulle fonti. Che queste indiscrezioni vadano prese con cautela è confermato anche dal fatto che le anticipazioni non sono state pubblicate dagli organi di stampa più autorevoli, ma da due testate — il New York Post e il Daily Mail in Gran Bretagna — note per la loro disinvoltura. E il Post non l’ha richiamata in prima pagina e l’autore dell’articolo, pur riportando le accuse dei due autori, in più punti prende le distanze ed esprime dubbi sulla loro ricostruzione.
La stessa identità  di chi ha scritto le 80 pagine di Benghazi: The Definitive Report non è chiara. Il libro è attribuito a Jack Murphy e a Brandon Webb, ma sulla sua copertina i nomi dei due autori sono seguiti da un «…e i giornalisti di Sofrep.com». La cosa non può non insospettire, anche perché le rivelazioni vengono fuori nel bel mezzo del processo di conferma parlamentare della nomina di Brennan a capo della Cia. Se il racconto contiene «polpette avvelenate», non si può non ricordare che a suo tempo Petraeus e la Broadwell fecero accenni ad aspetti non chiari della vicenda che li aveva travolti. E dopo i fatti di Bengasi l’allora capo della Cia fede uno strano viaggio in Libia «per capire meglio».
I due veterani devono aver avuto accesso a fonti di prima mano (i loro ex compagni), a giudicare dall’accuratezza della ricostruzione della tragedia. L’attacco notturno alla sede diplomatica, difesa molto peggio della base della Cia: 5 guardie private assunte localmente e armate solo con mazze da baseball che scappano, forse lasciando il cancello aperto di proposito. Ty Woods, capo del team di salvataggio Cia, che prepara in 20 minuti un’incursione con una prima offensiva che fa strage di jihadisti. I rinforzi che arrivano da Tripoli per iniziativa di un compagno di Woods nei Seal, Glen Doherty, che dà  30 mila dollari in contanti a un pilota per volare a Bengasi. L’abbraccio dei due vecchi amici sul tetto poco prima di essere falciati dai ribelli.
Massimo Gaggi


Related Articles

Consiglio europeo Don Chisciotte a Bruxelles

Faber

Le misure adottate al vertice del 30 gennaio servono solo a riparare gli errori dei summit precedenti. Lo stimolo alla crescita esiste solo sulla carta, per mascherare la fissazione del’austerity.

Tomà¡s Borge, contraddittorio e imprescindibile

Tomà¡s Borge Martà­nez, morto lunedì scorso in un ospedale militare di Managua dopo un’operazione ai polmoni dell’inizio di aprile, è una della figure imprescindibili, nel bene e nel male, della cruenta e gloriosa lotta di liberazione contro la dinastia dei Somoza prima, poi del decennio di potere sandinista fra il 1980 e il 1990.

Verso la formazione di un governo tecnico dopo l’omicidio

 Le responsabilità  politiche del delitto Belaid e il potere della sinistra tunisina

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment