Far west Pomigliano, dove la truffa è legge

NAPOLI. Era dai lavoratori dell’Indesit di Teverola, nel casertano, Maurizio Landini, ma ieri gli operai dello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco l’hanno voluto ancora una volta ai cancelli del Giambattista Vico e il leader Fiom non si è sottratto.

Non c’era solo la pattuglia che ogni mercoledì fa volantinaggio all’ingresso da quando è partita Fabbrica Italia Pomigliano, che ha lasciato oltre 2mila lavoratori a casa (inclusi tutti i metalmeccanici Cgil). Questa volta il gruppo era molto più nutrito: «All’inizio c’era paura, molti avevano timore anche solo di salutarci – spiega Aniello Niglio, uno dei 19 reintegrati dal tribunale di Roma, che l’azienda paga per stare a casa – poi è prevalsa la curiosità . Vogliono sapere quando torniamo in fabbrica, senza di noi il controllo è asfissiante, le altre organizzazioni di fatto hanno smesso di fare attività  sindacale, gli operai stanno per scoppiare». Neanche più i lavoratori contrattualizzati Fip si fidano di Sergio Marchionne: «Che serietà  ha un piano che dopo due anni viene sconfessato si domandavano stamattina – prosegue Niglio – e poi credevano di essere al sicuro, invece anche per loro dal primo marzo potrebbe cominciare la cassa integrazione a rotazione».
Stamattina ci sarà  un nuovo presidio davanti ai cancelli, alle 15 si terrà  l’incontro tra i rappresentanti del Lingotto e sindacati firmatari per decidere le modalità  della trasferimento del ramo d’azienda della Fip nella nuova Fiat group automobiles. A volantinare gli iscritti alla Fiom, allo Slai Cobas e anche il comitato mogli operai, accompagnati dal gruppo E’ Zezi. Oggi verrà  anche consegnato a Landini il nuovo ricorso firmato dai 19 Fiom da presentare al tribunale di Roma contro la Fiat per reiterato comportamento anti sindacale.
«Quando Marchionne dice che bisogna fidarsi di lui perché tra quattro anni si risolve il problema, si rischia di dover raccogliere le macerie e scoprire che in Italia non c’è più la Fiat e l’attività  industriale» spiega Landini. «Dopo tre anni – ha proseguito – abbiamo visto che il piano Fabbrica Italia non c’è più e addirittura dicono che è stato un errore, ma io in realtà  lo considero più una truffa verso i lavoratori e il paese. È necessario che ci sia un intervento diretto della politica». Per risolvere il problema dei cassaintegrati la Fiom propone i contratti di solidarietà  oppure un sistema di rotazione che permetta a tutti di rientrare sulle linee: «Il fatto è che l’azienda sta facendo di tutto per aggirare le leggi, addirittura si è fatta fare dal governo Berlusconi e dal ministro Sacconi una legge, il famoso articolo 8, che rende valido ciò che non era valido. Siamo all’assurdo: prima, davanti ai giudici, hanno negato di aver fatto un trasferimento di ramo d’impresa e oggi, invece, attuano quello stesso trasferimento prima negato. Qualsiasi persona normale capisce che siamo di fronte a una truffa legalizzata». Nessuna fiducia nell’attuale governo, visto che Mario Monti ha inaugurato la sua campagna elettorale proprio a Melfi, «facendo una scelta precisa». Landini però si aspetta dai candidati alle elezioni l’impegno a «difendere i lavoratori e le politiche industriali. Questo silenzio deve essere rotto perché a Pomigliano è stata negata la costituzione italiana e devono dirci ciò che pensano».
La giornata napoletana è proseguita con il convegno organizzato dalla Fisac, l’occasione è servita a Landini per ribadire alcuni nodi come l’abbandono del paese da parte della Fiat, il rischio di declino del sistema industriale e l’arretramento dell’economia dovuto all’obbligo di pareggio di bilancio imposto dall’Ue. «Quello di cui non si sta parlando in questa campagna elettorale è che la Fiat, oltre ad attaccare i diritti di chi lavora, se ne sta andando. Il sistema industriale italiano, dalla siderurgia all’auto, rischia di saltare. I partiti dicano che cosa intendono fare sui diritti di chi lavora, quale politica industriale e quali investimenti debbano essere fatti. Bisogna apportare cambiamenti anche in Europa».
Alla Cisl e alla Uil, che spesso lo accusano di fare politica e tirare la volata alla sinistra parlamentare, Landini replica: «Non esistono governi amici e nemici della Cgil. Non può esserci un sindacato di governo o di opposizione. Il sindacato deve essere un soggetto autonomo».


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