Francia, via la parola “razza” dalla Costituzione

PARIGI — Parlare di razza offende i valori universali su cui sono basate le società  occidentali e quella parola non può restare tra i principi costituzionali che regolano l’essenza della nostra democrazia: entro l’estate, la Francia sopprimerà  quel termine dalla Costituzione, applicando così una delle promesse elettorali di Franà§ois Hollande. Il primo articolo della Carta sarà  modificato e il governo ha già  avviato i contatti con tutti i gruppi parlamentari per arrivare a un’intesa su cui dovrebbe esistere un larghissimo consenso bipartisan.
Retaggio di un’epoca lontana, utilizzato come giustificazione di tutte le abominazioni novecentesche, il termine di razza è da tempo bandito dal linguaggio comune. Ma figura ancora in cima ad almeno due costituzioni, la francese e l’italiana. Il primo articolo di quella transalpina stabilisce infatti che «la Francia è una Repubblica indivisibile, laica, democratica e sociale. Assicura l’uguaglianza davanti alla legge di tutti i cittadini senza distinzione di origine, di razza o di religione». Una formulazione che esisteva già  nel preambolo della costituzione del 1946 (IV Repubblica), ripresa nel 1958 e mai modificata. La nostra costituzione, del resto, dice la stessa cosa, all’articolo tre: «Tutti i cittadini hanno pari dignità  sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Tutto vero, a parte il fatto che le razze non esistono. Nell’immediato dopoguerra, il termine era ancora impiegato correntemente, mentre oggi suscita un’immediata ripulsa. È per questo che durante la campagna elettorale Hollande ne aveva promesso la soppressione durante un viaggio elettorale alle Antille: «Nella Repubblica non c’è posto per la razza. Per questo, all’indomani delle presidenziali, chiederò al parlamento di sopprimere la parola razza dalla costituzione». E proprio questa modifica sarebbe nel provvedimento che il governo sta presentando ai gruppi parlamentari. Un testo che prevede alcune modifiche costituzionali e che richiede l’assenso di almeno una parte del centro-destra, visto che la sinistra non ha la maggioranza dei tre quinti richiesta per modificare la Carta. Certo, quando Hollande fece la proposta, Sarkozy ironizzò («possiamo anche sopprimere la parola “povero” »), ma è difficile immaginare che il parlamento rifiuti la proposta dell’Eliseo.
Il suggerimento di Hollande sarà  probabilmente accolto, ma non risparmierà  al presidente le critiche su un altro punto: quello di occuparsi troppo di questioni di società  (come il matrimonio gay) e poco dei problemi socio-economici. Tutti i sondaggi lo dicono: i francesi si preoccupano della disoccupazione o del potere d’acquisto, molto meno degli altri temi. E solo la guerra nel Mali ha consentito a Hollande di frenare la sua discesa nei sondaggi.
Negli ultimi giorni, infatti, il capo dello Stato ha visto stabilizzarsi o aumentare leggermente i suoi indici di popolarità . Ma i francesi attendono soprattutto un miglioramento della situazione economica, terreno sul quale nessuno si fa molte illusioni.


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