I negazionisti della strage dei bimbi l’ultima follia che indigna l’America

NEW YORK — È l’ultimo oltraggio inflitto a Newtwon. La cittadina del Connecticut martoriata dalla strage di 20 bambini il 14 dicembre scorso, ora deve subire anche questo: l’invasione dei negazionisti. Arrivano da tutta l’America. Sono seguaci dell’ultima teoria del complotto. Vogliono raccogliere le prove: che la strage non è mai avvenuta, è una montatura, una finzione. Orchestrata dai media di sinistra. Ordita forse da Barack Obama per ottenere limiti sulle armi. Sembra troppo crudele eppure è vero: i genitori dei bambini massacrati nella scuola elementare Sandy Hook sono assediati da questa folla di invasati. Li aspettano sotto casa per fargli domande, coglierli in fallo, scoprire versioni che non coincidono su quel che accadde il 14 dicembre. Il dilagare di questo macabro negazionismo lo hanno scoperto per primi, a loro spese, i redattori del piccolo giornale locale The Newtown Bee.
Ora la loro denuncia viene rilanciata a livello nazionale dal New Yorker.
Non è un fenomeno ristretto a pochi fanatici. Ha già  avuto oltre dieci milioni di spettatori un mini- documentario di 30 minuti che è il film-culto dei negazionisti. S’intitola “Sandy Hook Shooting – Fully Exposed”, cioè tutta la verità  su Sandy Hook messa a nudo. Il video riprende le cronache televisive andate in ora nelle prime ore dopo la strage dei bambini, per sottolineare con maniacale e paranoica pignoleria ogni discrepanza, rettifica, contraddizione: sulla cronologia della sparatoria, sul tipo di armi usate. Nel rivedere e commentare quelle immagini televisive, gli autori del documentario notano con sospetto che i genitori di tre bambini (“presunte” vittime) non sembrano «abbastanza addolorati» davanti alle telecamere. Sono dunque dei simulatori? Un altro cittadino di Newtown intervistato dalle tv subito dopo la strage, Gene Rosen, secondo il documentario-denuncia sarebbe un «noto attore», specializzato nel recitare in «situazioni di crisi».
I reporter del Newtown Bee sono tra i bersagli dell’invasione negazionista. «Quando le troupe televisive lasciarono Newtown – scrive Rachel Aviv sul New Yorker – e cioè poco dopo gli ultimi funerali dei bambini, una nuova categoria di investigatori prese il loro posto. Appartengono a The Sandy Hook Truther Movement ». La sigla di questo movimento ne evoca un’altra. “Truther” cioè difensori della verità , così si definivano anche coloro che volevano dimostrare che Barack Obama non è nato alle Hawaii bensì in Kenya, dunque è un impostore, un alieno ineleggibile come presidente. Nel fuoco della campagna elettorale del 2012, fino al 30% degli elettori repubblicani si convinsero della teoria dei “truther”. A nulla servì che la Casa Bianca esibisse il certificato rilasciato dal reparto maternità  nell’ospedale delle Hawaii.
Ora questo nuovo Truther Movement ha una certezza ben più agghiacciante: il massacro di Newtown non è mai avvenuto, quel giorno andò in onda una gigantesca messinscena, con la finalità  di limitare il diritto costituzionale alle armi. L’invadenza dei negazionisti è ossessiva: il piccolo municipio di Newtown è assediato da domande di certificati di decesso, richieste sull’ubicazione specifica delle tombe dei bambini. Il sindaco sta cercando di varare delle limitazioni sull’accesso pubblico all’anagrafe, perché non riesce a star dietro a tutte queste domande. La più tartassata è la fotografa del giornale Newtown Bee, Shannon Hicks. Fu lei a scattare la maggior parte dei servizi fotografici nella prima ora dopo la strage, quando non erano arrivati gli inviati della stampa nazionale né le troupe televisive da fuori. Una in particolare: la foto dei bambini evacuati dalle maestre, che si tengono per mano (a occhi chiusi per non vedere i cadaveri dei compagni) uscendo dalla scuola. Su quella foto la Hicks ha ricevuto email e telefonate da tutta America, con domande insidiose per coglierla in fallo, smascherarla come un’impostora. Un negazionista è arrivato in macchina fin da Ottawa in Canada, e si è introdotto nella redazione del Newtown Bee per chiedere dov’è finito «il secondo sospetto interrogato dalla polizia, poi sparito». Il direttore e il caporedattore del Newtown Bee, sono tempestati di domande sull’assassino Adam Lanza. Perché si sa così poco di lui? Perché la sua vita a Newtown sembra quasi non avere lasciato tracce? Esisteva davvero, costui?


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