«Luce e gas, le aziende caricano le tasse in bolletta»

ROMA — Il 40% delle imprese energetiche che pagano la Robin tax, vale a dire la specifica addizionale Ires, si rifà  sulle tasche dei consumatori, violando la legge. È quanto ipotizza l’Autorità  per l’energia e per il gas, che nella relazione annuale presentata al Parlamento segnala 199 casi sospetti (sulle 476 aziende sottoposte al pagamento della maggiorazione dell’imposta sul reddito delle società ) che avrebbero scaricato gli effetti della tassa sui prezzi alla vendita, violando il cosiddetto «divieto di traslazione». La legge infatti proibisce esplicitamente alle imprese «di traslare l’onere della maggiorazione d’imposta sui prezzi del consumo»: in sostanza, le aziende non possono far pagare di più i propri prodotti (dalle bollette di energia e gas ai costi della benzina) ai consumatori solo perché sono sottoposte ad una tassazione maggiore. Ed è proprio l’Autorità  per l’energia elettrica e per il gas ad avere il compito di vigilare «sulla puntuale osservanza della disposizione», facendo verifiche di conti e bilanci, attraverso una task force costituita insieme al ministero dello Sviluppo economico e alla Guardia di Finanza.
Ma veniamo alle cifre. Cosa ci avrebbero guadagnato le società  nel mirino? Solo confrontando il secondo semestre 2007 con il secondo semestre 2010, secondo l’Authority presieduta da Guido Bortoni, l’ammontare dei margini teoricamente accumulati ammonterebbe a 1,6 miliardi, di cui 0,9 miliardi per le aziende elettriche e del gas (105 su 199) e 0,7 miliardi per quelle petrolifere. «Una tassa occulta tra i 300 e i 400 euro in più in bolletta», accusa Adiconsum. «Un ricarico di 134 euro annui a famiglia, per un totale di 335 euro in due anni e mezzo», ipotizzano Adusbef e Federconsumatori, sollecitando l’Autorità  a divulgare i «nomi delle aziende coinvolte», protetti in realtà  da segreto istruttorio. «Un ingiusto guadagno per le società  energetiche, e un chiaro danno per i consumatori», sintetizza il Codacons, annunciando ricorso alla Procura della Repubblica visto che l’Authority, per decisione del Consiglio di Stato, ha solo poteri di vigilanza ma non sanzionatori. «Un altro bel regalo del governo Berlusconi», dice Stefano Fassina, del Pd.
La Robin tax fu infatti voluta dall’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti per tassare gli extraprofitti delle società  energetiche sull’onda dei record del prezzo del petrolio e, quindi, dei carburanti. Nata nel 2008 come un’aggiunta del 5,5% al 27,5% di tassazione imposto alle imprese, all’epoca prendeva in considerazione solo quelle che avessero raggiunto i 25 milioni di euro di ricavi annui. Ma nel tempo ha modificato platea e introiti: nel 2011 è stata portata al 10%, il tetto dei ricavi abbassato a 10 milioni di euro (ma con un reddito imponibile superiore ad un milione di euro) e sono stati inseriti anche il settore delle rinnovabili e dei servizi a rete, in sostanza, Terna e Snam.
Secondo la relazione dell’Autorità , il gettito del 2011, proveniente da 402 imprese, è stato così pari a 1.457 milioni di euro (+930 milioni rispetto all’anno precedente), di cui 1.250 provenienti dal settore energia elettrica e gas. A pagare di più sono state le società  del gruppo Enel, con 312 milioni dovuti dalla sola Enel distribuzione. Eppure, nonostante questi grandi numeri, secondo Chicco Testa, presidente di Assoelettrica, «le imprese elettriche non hanno scaricato la Robin tax sui consumatori»: pur trattandosi di «una tassa iniqua e probabilmente incostituzionale», «prima di gridare al ladro sarebbe opportuno verificare che sia stato davvero commesso il furto». «Gran parte del settore elettrico — osserva Testa — è sottoposto a regolazione da parte dell’Autorità  medesima e non esiste possibilità  di recuperare in alcun modo la riduzione del margine indotta dalla Robin tax».
Valentina Santarpia


Related Articles

Gli Agnelli ricominciano a licenziare: chiuse le fabbriche a Pregnana e San Mauro

Dopo Marchionne. Nel piano Cnh Industrial la fabbrica milanese perde le produzioni, quella torinese sarà trasformata in magazzino: 300 licenziamenti

Fornero: riforma anche senza intesa

La sfida del ministro sull’art. 18: chiudere in due tre settimane. I sindacati: serve cautela

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment