«Un governo di minoranza basterà  agli investitori Il Paese rimane solido»

Debole, di minoranza, ma pur sempre un governo. E questo basterà  ai mercati. Nessuno si aspettava dall’Italia altre riforme radicali. La pulizia in casa è già  stata fatta. Man mano che i giorni più tesi della campagna elettorale e delle discussioni post-voto si allontaneranno, i mercati si ricorderanno in modo sempre più chiaro che l’Italia, sul piano economico, non è la Grecia né la Spagna: ha una struttura produttiva molto più solida» anche se è ancora in recessione.
Ian Bremmer, il capo di Eurasia, l’agenzia americana specializzata in analisi dei rischi internazionali che ha ormai sedi e clienti in tutto il mondo, è sorpreso per l’esito del voto: «Un simile successo del Movimento 5 Stelle non l’aveva previsto nessuno, i sondaggisti hanno fallito in modo clamoroso». Bremmer, che in questo momento è a Tokyo, ma conosce bene il nostro Paese e ha seguito con attenzione la campagna elettorale, parla volentieri del cataclisma politico in Italia: «La coalizione di centrosinistra non ha vinto come avrebbe potuto perché ha commesso gravi errori di comunicazione, perché ha condotto una campagna scialba e perché non ha capito il malessere profondo del Paese, non perché ha appoggiato le misure di risanamento fiscale di Monti».
Bremmer, comunque, non prevede attacchi speculativi di particolare virulenza nei confronti dell’Italia e dell’euro e il perché lo fa spiegare a Wolfango Piccoli, il capo della divisione europea di Eurasia, basato a Londra: «Nessuno degli investitori nostri clienti», spiega Piccoli, «pensa che sia pensabile una speculazione sull’euro. Sanno che la Bce, la Banca centrale europea, interverrebbe e nessuno è disposto a sfidare il suo “fire power” illimitato. Sanno che si brucerebbero le mani. Dopo il voto abbiamo sentito quasi tutti e tutti ripetono la stessa cosa».
Davvero l’ingovernabilità  non spaventa? Prima delle elezioni sembrava che un esito come quello che abbiamo avuto potesse provocare un altro falò dell’euro come quello del 2011. E ci sono economisti come Nouriel Roubini che continuano a temerlo.
Bremmer spesso tiene iniziative comuni con l’economista della New York University, ma stavolta non sembra in sintonia con lui: «L’importante è che non si torni al voto subito, quello sì che sarebbe preso come un segnale di caos». E Piccoli aggiunge che gli operatori internazionali hanno ben presente che l’Italia i compiti che poteva fare, ormai li ha fatti: «Il debito resta elevato, ma la situazione fiscale è migliore anche di quella della Francia, l’avanzo primario è molto consistente e il Paese ha accettato i vincoli del “fiscal compact”. Cosa può succedere? Un governo di minoranza, un “governicchio” come dite voi, non farà  di certo grandi politiche di sviluppo, ma nessuno se l’aspettava. Gestirà  quanto già  fatto toccando il meno possibile e questo non è necessariamente un male».
Certo, ci saranno tensioni e il costo del denaro è già  risalito, «ma il buon andamento dell’asta dei Btp dimostra che la fiducia che si era ricreata non è andata perduta. Del resto il Tesoro aveva già  raccolto molto sui mercati prima del voto: il fabbisogno di finanziamento dell’Italia nei restanti dieci mesi del 2013 non è enorme».
Anche se dovessero ripartire gli attacchi speculativi, ritiene Eurasia, sarebbe l’emergenza stessa a dare forza al «governicchio»: «L’Italia chiederebbe aiuto alla Bce e dovrebbe prendere gli impegni conseguenti. Davanti al rischio di perdere l’accesso ai mercati del credito, non credo che al governo di minoranza verrebbe impedito di sottoscrivere il documento previsto dal “memorandum”».
Sarebbe comunque tutto fieno in cascina per Grillo. «Per la sinistra» conclude il capo europeo di Eurasia, «non saranno comunque mesi facili, ma Bersani ha l’obbligo morale di provare a governare. E a Berlusconi, che quell’obbligo morale non ce l’ha, conviene comunque sostenerlo. Quanto a Grillo, certo oggi tratta Bersani con grande durezza. Ma vedo già  sul sito del 5 Stelle militanti che scrivono al loro leader: o cambi rotta o non ti rivotiamo».
Massimo Gaggi


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