Napolitano: Obama impeccabile sull’Italia

WASHINGTON — Dentro la Casa Bianca, il primo presidente di colore degli Stati Uniti ha definito «un leader dotato di visione e un grande amico personale» il primo ex dirigente di Botteghe Oscure che spinse il Partito comunista italiano fuori dai confini della tradizione e in seguito è diventato capo dello Stato. La sintonia era già  stata collaudata, ma basterebbe questo a inserire il colloquio di ieri alla Casa Bianca tra Barack Obama e Giorgio Napolitano, l’ultimo faccia a faccia tra i due prima della fine del settennato del presidente italiano, in un repertorio storico. La cronaca del momento, però, matura prima della storia. Di quei 50 minuti di incontro, quasi il doppio della mezz’ora prevista, spiccherà  nel circuito dell’informazione italiana un aspetto: l’analisi fornita da Napolitano a Obama in risposta alla sua curiosità  sulle elezioni del 24 e 25 febbraio nel nostro Paese.
«Ho un po’ deplorato il fatto che in questa situazione si finisce, anche da parte di qualche partito che ha sostenuto per 13 mesi tutte le decisioni del governo Monti, per dare dei giudizi liquidatori su quelle stesse scelte e sui loro risultati», ha riferito Napolitano ai giornalisti ricostruendo il colloquio con Obama. L’affermazione non può essere compresa adeguatamente se non si tiene conto di un elemento: la Casa Bianca non ha nascosto di aver recuperato fiducia nell’Italia quando nel 2011, con la nascita del governo di Mario Monti, si è innestata una marcia di risanamento dei nostri conti che ha messo al riparo l’euro dal crollo. La frase di Napolitano, in ogni caso, ha attratto reazioni risentite del Popolo della libertà , il partito più riconoscibile nella descrizione a Obama. «Pesante intromissione di Napolitano nella campagna elettorale», è stata l’accusa del coordinatore del Pdl Sandro Bondi. Fabrizio Cicchitto l’ha definito atto «deplorevole». Il segretario Angelino Alfano, sul terreno arato dai due: «Ci sono stati in passato tentatavi di ingerenza e la nostra è una democrazia sovrana che non accetta ingerenze e quindi noi siamo assolutamente sereni».
Alla vigilia del colloquio con il presidente italiano al quale ha messo a disposizione la Blair House, foresteria per gli ospiti ritenuti più illustri, il presidente degli Stati Uniti aveva fatto sapere di augurarsi che a Roma il prossimo governo realizzi le riforme progettate da Mario Monti. Nel riferire ai giornalisti della «forte identità  di vedute» con Obama sulla necessità  di un’Unione Europea attiva e coesa, Napolitano ha descritto l’incontro così: «Ho messo in luce come (in Italia, ndr) abbiamo dovuto dare la priorità  al risanamento finanziario essendo arrivati sull’orlo di una disastrosa crisi, di un vero collasso nel corso del 2011. Ho sottolineato, come era stato messo in luce anche dalla portavoce della Casa Bianca, l’importanza dei risultati ottenuti nel corso di questi 14 mesi».
Soltanto dopo, Napolitano ha raccontato: «Ho detto che il panorama italiano è in parte ancora dominato dal confronto tra i due schieramenti che da 20 anni competono. C’è poi un fenomeno di un movimento populista (di Beppe Grillo, ndr) non molto diverso da quelli che si sono avuti in altri Paesi europei, come espressione di una crisi e di un’insoddisfazione per come vanno le cose in Europa. E poi c’è la novità  della scelta fatta da Monti, che io ho rispettato come scelta che a lui spettava di assumere. Ho un po’ depolorato…».
A questo punto, la frase contestata dal Pdl, seguita da una sottolineatura di Napolitano: «Lì mi sono fermato. Il presidente Obama sapeva che prima di lasciare il Quirinale (…) mi toccherà  di presiedere le consultazioni per il nuovo governo. Mentre prima era un augurio di buon riposo o quasi, poi si è ricordato che c’è questo pezzo di strada abbastanza in salita che mi toccherà ». Altra sottolineatura: «Obama è stato assolutamente impeccabile. Non ha nominato nulla e nessuno».
Negli Usa, Napolitano non poteva non percepire fastidio per le condanne emesse in Italia contro agenti della Cia per il sequestro dell’imam Abu Omar. «La questione è all’attenzione dei collaboratori dei due ministeri della Giustizia», ha detto, mettendo in evidenza che il governo italiano ha sollevato presso la Corte Costituzionale conflitto di attribuzione contro la Cassazione. Sottinteso non dichiarato: le condanne potrebbero non restare scolpite nella pietra.
Maurizio Caprara


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IL PASSO INDIETRO

Sono stupito. Sono angosciosamente stupito. Ma è mai possibile che tra coloro che hanno sin qui sostenuto Berlusconi non ci sia nessuno, ma proprio nessuno, capace di un gesto di clamorosa dissociazione dal porcile nel quale il Presidente (che fatica e disgusto doverlo definire così) ha ridotto il suo partito, e perfino lo stesso Parlamento di giorno in giorno più maleodorante con quella rocciosa maggioranza resa tale da una pervicace corruzione?

Un emendamento ostacolo alla giustizia

Sulla questione della responsabilità  civile dei giudici il testo approvato dalla Camera dei Deputati e ora all’esame del Senato propone una modificazione della legge attualmente in vigore, prevedendo che la responsabilità  possa derivare non solo da dolo o colpa grave, ma anche da «violazione manifesta del diritto», e che in questi casi il soggetto che si ritiene danneggiato possa agire non solo nei confronti dello Stato, ma anche direttamente nei confronti del giudice. Entrambi questi punti sono attualmente in discussione in vista di un possibile emendamento.

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