“La negra le busca”, il pestaggio delle baby-bulle
![]()
FIRENZE – Insulti razzisti e botte ad una ragazzina di colore. L’aggressione, compiuta sul camminamento sopra le mura di Grosseto, salda discriminazione e cyberbullismo femminile. Perché a picchiare sono le ragazze, più dei ragazzi. E perché c’è l’immancabile telefonino che filma tutto: le immagini finiscono per qualche ora su Youtube. La polizia acquisisce il video presso la redazione de Il Tirreno, che lo ha rilanciato per prima, e avvia un’indagine. Si muove anche il ministro per l’integrazione. «Fatto di estrema gravità » lo definisce Andrea Riccardi, che rivela di aver dato mandato all’Unar (l’Ufficio antirazzismo di Palazzo Chigi) di avviare una sua indagine.
Al centro del branco di oltre una decina di ragazze e ragazzi, che non mostrano di avere più di 16 anni, c’è una giovane di carnagione scura, fuseaux neri, scarpe da ginnastica bianche, felpa grigia, capelli lunghi e crespi. Ad ondate subisce gli attacchi. Schiaffi, calci, strattoni, tirate di capelli, punteggiate dal commento di chi filma, un maschio, e da coloro che stanno intorno a lui: «Dove è la negra?», «zoccola», «la negra ce le busca», «e la negra se ne va» con un tono che richiama il ritmo di un coro da stadio.
A tratti, la rissa sembra potersi trasformare in pestaggio. La ragazza non arretra. Cerca di difendersi e di replicare. Nessuno li ferma, per più di un minuto. Intorno si ride. «Famme riprende la negra» dice l’improvvisato documentarista. Ma probabilmente la ragazza non sente quegli apprezzamenti sul colore della pelle, declamati ridendo alle spalle. Alle sue orecchie arriveranno dopo, portare da Youtube, dove il filmato compare domenica e sparisce 48 ore dopo. E l’effetto dell’offesa ne viene moltiplicato. «Il bullismo, in questo caso a sfondo razzista – dice in proposito il ministro Riccardi – amplifica le sofferenze e le umiliazioni inflitte alla vittima con l’esposizione alla gogna di Internet».
«Abbiamo acquisito il filmato e adesso inizieremo le indagini» ha detto ieri Armando Buccini, capo della squadra mobile di Grosseto. «Faremo luce sulla vicenda, poi scatteranno le denunce». Severo il ministro. «È un caso – ha detto Riccardi – che non può essere derubricato a semplice ragazzata. Alla giovane aggredita e alla sua famiglia va la solidarietà e la vicinanza di tutto il governo».
Su Youtube è finito anche un altro filmato che documenta un secondo pestaggio compiuto da adolescenti, ai danni di una sola persona, sempre sulle mura di Grosseto. In Toscana il fenomeno del bullismo di gruppo è in diffusione soprattutto al femminile. A Navacchio, in provincia di Pisa, un’alunna delle medie è stata pestata da due coetanee. A Piombino, dopo le offese su Facebook, la spedizione punitiva di un branco su una ragazza di 17 anni. Secondo un’indagine condotta da Ipsos per conto di Save the Children, 4 minori su 10 sono testimoni di atti di bullismo online verso coetanei, percepiti «diversi» per aspetto fisico (67%), orientamento sessuale (56%) o perché stranieri (43%).
Related Articles
Uccisa in Russia Elena Grigoreva, attivista Lgbtqi e militante pacifista
![]()
Russia. San Pietroburgo, la russa Grigoreva minacciata di morte da ex volontari secessionisti in Donbass. Ed era nella «lista nera» omofoba. La polizia non ha ancora sospetti, gli amici: omicidio politico. E i media oscurano la notizia
Slovacchia, prosciolto il presunto mandante dell’omicidio Kuciak
![]()
Per l’omicidio del giornalista Jan Kuciak e della sua fidanzata Martina Kusnirova la procura accusava l'”imprenditore politico” Marian Kocner. Insufficienza di prove. Lo sconcerto delle famiglie e del mondo politico
Lampedusa, nel cimitero dei senza nome
![]()
Le tombe senza nome di Lampedusa
Le vittime anonime dei viaggi della speranza seppelliti
LAMPEDUSA – Esath Ekos ha 18 anni, è nigeriana, ed è arrivata a Lampedusa il 16 aprile del 2009. Da quel giorno è sull’isola, non se ne è più andata. Ha varcato la porta d’Europa più vicina all’Africa, con una paura e un sogno. La paura di essere rimandata indietro, lei, sans papier, verso quella terra da cui era fuggita, e il sogno di farcela, di arrivare in Italia e poi magari, andare oltre, raggiungendo la famiglia. Esath invece è rimasta a Lampedusa. I suoi sogni e le sue paure sono sepolte con lei nel cimitero di Cala Pisana, nella «zona dei senza nome».


