Scola in pole position, ma avanza il papa nero

Papa Ratzinger rimarrà  in carica fino al 28 febbraio, «rispettando tutti gli impegni già  in calendario», ha puntualizzato il direttore della Sala stampa vaticana padre Federico Lombardi. Dopodiché si trasferirà  temporaneamente a Castel Gandolfo prima di ritirarsi nel monastero di clausura che c’è in Vaticano. Da quel giorno la «sede di san Pietro» sarà  «vacante» e si dovrà  scegliere il successore. Il Conclave verrà  convocato ai primi di marzo e forse già  prima di Pasqua si avrà  il nome del nuovo pontefice.
Ad eleggerlo saranno 117 cardinali «elettori», ovvero con meno di 80 anni (oggi sono 118, ma il 26 febbraio uno di loro, l’ucraino Lubomyr Husar, compirà  80, e non potrà  più votare per il nuovo papa). Ratzinger non farà  parte del collegio, ma sarà  ancora in vita, esercitando quindi un’influenza quanto meno indiretta. Una situazione inedita, che non si verificava da 600 anni, quasi alla fine dell’età  medievale: l’ultimo caso di dimissioni di un papa risale infatti al 1415, con Gregorio XII. «È una novità  e un’incognita», spiega lo storico Alberto Melloni, «perché finora il Conclave si svolgeva con un’eredità , quella del papa precedente, chiusa e tombata, con cui fare i conti, ma già  appartenente al passato. Ora invece l’eredità  di Benedetto XVI sarà  ancora viva e presente anche in senso materiale: psicologicamente è molto diverso, è difficile pensare che il fatto che Ratzinger sia vivo e seguirà  il conclave non influenzi i cardinali nella scelta del suo successore».
Ed è forse per questo che fra i papabili uno dei nomi più quotati sia quello del 71enne cardinale filo-ciellino Angelo Scola, nominato proprio da Ratzinger arcivescovo di Milano nel giugno del 2011, al posto del cardinal Tettamanzi che andava in pensione per raggiunti limiti di età . I due sono legati da molti anni: Scola aveva collaborato con Ratzinger alla redazione di Communio negli anni ’70 – rivista espressione di una linea teologica conservatrice, in opposzione alla progressista Concilium – ed era stato consulente per la Congregazione per la dottrina della fede (l’ex Sant’uffizio) di cui Ratzinger era prefetto. Inoltre la promozione, assai anomala, dalla sede di Venezia a quella di Milano è stata legittimamente interpretata come una «investitura» in vista proprio del soglio pontificio.
Ma fra i papabili non circola solo il nome di Scola. In lizza ci sono anche l’arcivescovo di Vienna, il 67enne ratzingeriano moderato Christoph Schoenborn e il conservatore statunitense Timothy Dolan. Qualcuno sostiene, o forse auspica, che siano maturi i tempi per un papa del sud del mondo e, nel caso in cui l’ipotesi sia praticabile, si fanno i nomi dei brasiliani Oscar Rodriguez Maradiaga (papabile già  ai tempi dell’elezione di papa Ratzinger) e Odilo Pedro Scherer (di orgine tedesca); o addirittura di un papa africano (il ghanese Peter Turkson e il nigeriano Francis Arinze, ottimamente quotati dai bookmaker inglesi) o asiatico (il filippino Luis Antonio Tagle), ma l’eventualità  pare piuttosto fantasiosa. Qualche possibilità , ma anche in questo caso l’ipotesi è poco probabile, l’avrebbero anche alcuni cardinali della Curia romana, come il franco canadese Marc Ouellet (prefetto della Congregazione dei vescovi), il francese Jean-Luis Tauran (dialogo interreligioso) e l’italiano Gianfranco Ravasi, a capo del dicastero della Cultura.
Di sicuro c’è un fatto: le dimissioni di Ratzinger hanno colto di sorpresa tutti per cui le tradizionali «cordate» avranno poco tempo per organizzarsi. Un contesto che non consentirà  di preparare nuove candidature e che quindi potrebbe favorire chi è già  pronto ai blocchi di partenza.


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