Alle presidenziali, in testa Kenyatta

Al secondo posto sarebbe Raila Odinga, imprenditore, leader della Coalizione per riforme e democrazia Si sono chiusi i seggi in Kenya nel pomeriggio di ieri. Secondo i risultati provvisori, sarebbe in testa Uhuru Kenyatta con il 57 per cento, al secondo posto si posizionerebbe Raila Odinga con il 38 per cento. I risultati ufficiali saranno resi noti tra una settimana.
Ma il clima di tensione non si plaaca. Sarebbero almeno 17 i morti, tra poliziotti massacrati a colpi di machete e aggressori rimasti uccisi insieme ad alcuni civili, negli scontri scoppiati a Mombasa e Kilifi, nella zona costiera del Kenya. Le violenze sono avvenute poche ore prima dell’apertura dei seggi ieri mattina, secondo quanto ha dichirato il capo della polizia locale Aggrey Adoli. Nuova violenza nella giornata definita storica in cui circa 14 milioni di kenyoti hanno votato per eleggere il nuovo presidente della Repubblica, i membri del Parlamento, e i governatori locali nelle 47 provincie istituite con la riforma della carta costituzionale nel 2010.
Si è trattata della prima tornata elettorale, dopo il voto del 2007 che portò il Paese sull’orlo di una guerra civile. Allora le opposizioni contestarono la rielezione del presidente in carica, Mwai Kibaki, circa 1300 persone vennero uccise o bruciate vive e circa 600 mila furono i dispersi. Un massacro che vide il diretto coinvolgimento di esponenti governativi e di agenti delle forze di polizia e per le cui dirette responsabilità  sono stati inquisiti dalla Corte penale internazionale uno dei favoriti delle attuali elezioni Uhuru Kenyatta e il candidato alla vicepresidenza William Ruto.
Sotto accusa questa volta è il movimento separatista Mombasa republican council (Mrc). Il quale ha però negato ogni responsabilità : «Non siamo colpevoli di alcun attacco in nessuna parte di questa regione», ha dichiarato per telefono il portavoce di Mrc, Mohammed Rashid Mraja, aggiungendo che il movimento sta cercando il cambiamento in modo pacifico.
Non solo l’Unione europea e gli Stati uniti guardano allarmati all’evolversi della situazione in Kenya, loro alleato strategico nella lotta contro i gruppi jihadisti islamici. Ma anche i Paesi confinanti hanno gli occhi occhi puntati sulla quarta più grande economia dell’Africa sub-sahariana. Infatti, il tracollo economico, seguito alle violenze del 2007-2008, oltre a frantumare l’immagine del Kenya come l’unica democrazia stabile dell’area, ha anche bruscamente intaccato le economie degli Stati vicini, con conseguenze importanti soprattutto per quelli senza sbocco sul mare.
Tra gli otto candidati alla presidenza, tre erano dati in testa nei sondaggi: il primo ministro Raila Odinga, il vice primo ministro Uhuru Kenyatta e Musalia Mudavadia, quest’ultimo a capo della coalizione Peace sostenuta dai membri della sua tribù, Luya, la più grande dopo quella dei Kikuyu. Ma a contendersi la poltrona sono i primi due. Mentre il vice primo ministro Musalia Mudavadia, 53 anni, si avvia a diventar l’ago della bilancia tra i due favoriti in caso di ballottaggio spostando elettorato da una parte o dal’altra. Raila Odinga, 68 anni della tribù Luo, perdente contro Kibaki nel 2007, ha formato insieme al suo ex rivale Kalonzo Musyoka la Coalizione per le riforme e la democrazia (Cord). Noto come «Agwambo», è il più forte sfidante al blocco politico che ha dominato la scena sin dall’indipendenza nel 1963, composto prevalentemente da Kikuyu di cui fa parte anche Kenyatta. Figlio del leader storico dell’opposizione, Jaramogi Oginga Odinga, è un uomo d’affari e proprietario di alcune aziende tra cui l’East african spectre, attivo nella produzione di bombole a gas, lo Spectre international che gestisce un impianto per la produzione ed esportazione di etanolo e la Pan african petroleum. Il suo elettorato comprende il quartiere povero di Kibera di Nairobi e le tribù dei Luo e Musyoka’s Kamba.
Il vice primo ministro, Uhuru Kenyatta, 51 anni, figlio del fondatore del Kenya, il presidente Jomo Kenyatta, è sostenuto invece dalla tribù Kikuyu. Con il suo braccio destro William Ruto, della tribù Kalenjin, ha formato la Jubilee alliance. È uno degli uomini più ricchi del Kenya e l’erede di un vasto impero economico che comprende: terreni, società  di latticini, alberghi di lusso, banche e scuole esclusive.


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