Cina, ecco i numeri shock degli aborti di Stato “336 milioni in 40 anni”

PECHINO — La Cina vede lo spettro del proprio invecchiamento e scopre che dietro la sindrome del «nido vuoto» si nasconde il dramma degli aborti di Stato. La seconda economia del mondo rischia di «diventare vecchia prima di essere diventata ricca», con 4 cinesi su 10 (oltre 500 milioni) che entro il 2050 avranno più di 60 anni. E’ costretta però a prendere atto che tale «freno alla crescita», inizialmente attuato per sottrarre il Paese alla fame, è il frutto della politica di contenimento delle nascite imposta dal partito: a rivelare i dati shock è stato il ministero della Sanità , che ha assorbito ieri la Commissione per la pianificazione famigliare. Dal 1971 i medici hanno praticato 336 milioni di aborti, sterilizzato 196 milioni di donne e altrettanti uomini, inserendo 403 milioni di anticoncezionali intra-uterini. Numeri stabilizzati da fine anni ‘90: 7 milioni di aborti e 4 milioni di persone sterilizzate all’anno.
Pechino non ha mai nascosto che la legge del figlio unico, introdotta nel 1978, «ha risparmiato all’umanità  400 milioni di persone »: il divieto che ha consentito a una nazione di oltre 1,3 miliardi di abitanti di passare dalla civiltà  agricola a quella industriale senza avere metropoli soffocate dagli slums, come in India, diventa però oggi anacronistico e vede montare l’opposizione della sempre più influente classe media. Voci interne alla leadership, registrate dalla stessa stampa governativa, chiedono la revisione dell’obbligo di figlio unico.
Sotto accusa, oltre allo scandalo di funzionari incentivati a imporlo nel nome della carriera, l’aumento delle disparità  tra ricchi e poveri. Il limite di un solo erede, decaduto per minoranze, contadini e coppie figlie di figli unici, viene ignorato da chi può pagare una multa. Gli aborti forzati investono così solo i più deboli, già  costretti a «selezionare» un discendente maschio per assicurarsi il mantenimento una volta anziani. Si somma così lo squilibrio tra i sessi, con 39 milioni di femmine in meno rispetto ai maschi, un’emergenza tale da costringere Pechino a «importare » donne dal Sudest asiatico.
La nuova classe dirigente non sembra però aprire a riforme immediate, nonostante l’Accademia della scienze consideri la libertà  negata di avere figli, assieme a corruzione, inquinamento e diritti dei migranti, tra i problemi «più rischiosi per la stabilità ».
A denunciarlo lo stesso neopremio Nobel per la letteratura Mo Yan, o il dissidente Chen Guangcheng, riparato negli Usa dopo tre anni di carcere a causa delle prove fornite sulla crudeltà  dei metodi contraccettivi. Ma anche il crescendo di scandali: una donna costretta ad abortire al settimo mese dai funzionari dello Shaanxi, un bambino di 13 mesi ucciso dall’auto di un agente deciso a convincere sua madre a interrompere la seconda gravidanza, migliaia di neonati venduti clandestinamente, clinichelager, o liste pubbliche online di metodi contraccettivi e prole delle coppie. Una condanna collettiva, oltre che censurata, anche inutile. In Cina, come in Occidente, i figli sono un lusso che i giovani non possono più permettersi.


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