Grillo: sì a un governo M5S E ai suoi: non fatevi fregare

ROMA — Bersani tira dritto. Punta ad arrivare in Parlamento da premier incaricato con in tasca un programma «da combattimento», che faccia da calamita ai voti dei parlamentari grillini. Il movimento è spaccato tra falchi e colombe, ma il leader del M5S non sembra intenzionato a concedere nulla al segretario del Pd. E però una novità  c’è ed è il disgelo tra il «vero» vincitore delle elezioni e il Colle, che potrebbe preludere a una nuova mossa dei grillini: la stesura di un programma per un governo di scopo.
Dopo anni di critiche anche violente per quelle che ritiene «scelte sbagliate», Beppe Grillo loda il capo dello Stato e riallaccia un filo di dialogo con le istituzioni. «Napolitano merita l’onore delle armi» concede il leader del M5S, complimentandosi con il presidente della Repubblica per aver disertato la cena, in Germania, con il leader dell’Spd. Peer Steinbrueck aveva definito «due clown» lui e Berlusconi e al comico genovese la reazione ferma del Quirinale è piaciuta: «Ho visto, al termine del suo mandato, il mio presidente della Repubblica. Un italiano che ha tenuto la schiena dritta. Chapeau». Parole che Napolitano, a Berlino, ha detto di aver «letto e naturalmente apprezzato».
Nel Pdl molti sono convinti che i movimenti di Grillo rivelino un dialogo già  avviato con il Pd, con l’obiettivo di dare vita a un governo a tempo, benedetto da Napolitano, per realizzare alcuni provvedimenti mirati: dal conflitto di interessi al taglio dei costi della politica.
Ma intanto Grillo esclude di poter votare la fiducia a uno «stalker politico» e contrattacca. «Se proprio Pd e Pdl ci tengono alla governabilità  possono sempre votare, loro, la fiducia al primo governo targato M5S — scrive sul blog del leader del movimento Claudio Messora — Questi conoscono l’arte di mettervelo in quel posto meglio di chiunque altro…». Una provocazione con la quale i vertici di Cinque Stelle smentiscono che i grillini, «dopo aver mandato “affa” tutto e tutti», siano pronti a votare la fiducia «a Bersani&Co» perché storditi dall’ebbrezza di qualche carica parlamentare.
E non è tutto. A sera dalla web tv del movimento, «La Cosa», Messora propone anche una «prorogatio» del governo Monti fino a nuove elezioni, trasferendo al Parlamento «tutto il peso delle riforme». Ipotesi che lo stesso Grillo si affretta a rilanciare via Twitter.
Ma il leader del Pd, che non ha alcuna voglia di scherzare, torna a tirare la giacca al comico. Chiede rispetto per gli elettori e invita Grillo a fare i conti con i numeri: «Non pensi di scappare dalle sue responsabilità  con delle battute, ci si vede in Parlamento e davanti agli elettori». Il pressing del segretario fa leva sulla evidente spaccatura della base grillina, che duella via web a colpi di petizioni: quella in cui si chiede a Grillo di votare la fiducia all’aspirante premier di centrosinistra e l’altra, per il no a Bersani. Eppure il problema c’è, prova ne sia il fatto che Messora esorta i seguaci del M5S a rimettere, così dice, ogni tassello al suo posto: «Cercate di non farvi fregare… Non potete votare la fiducia a un partito che si è reso corresponsabile dello stato in cui versa questo Paese».
Gli anatemi di Grillo piombano su un Pd in stato di confusione evidente. L’essere arrivati primi senza vincere le elezioni, per usare una formula di Bersani, ha aperto al vertice del partito la guerra di successione. Mercoledì ci sarà  la direzione nazionale e molti temono una conta sanguinosa, che potrebbe avere ripercussioni sulla leadership.
Ma il segretario, sostenuto dalle giovani leve, è convinto di avere i numeri. «Perché mai dovrebbe dimettersi?», lo difende Anna Finocchiaro. Per la presidente uscente dei senatori l’ipotesi di governissimo non esiste e il Pd non farà  alleanze con il Pdl: «La proposta di Bersani è l’unica possibile, si va in Parlamento per stanare chi ci sta con un cospicuo numero di seggi».
E mentre il nome di Matteo Renzi prende quota, per il partito e per il governo, a Nico Stumpo tocca ribadire che «il candidato premier del Pd è Bersani». Verranno altri giorni difficili, per il segretario. Lo fa capire il suo vice, Enrico Letta, intervistato dal Foglio: «Dobbiamo dire la verità . Renzi è la carta del futuro, lui può competere con Grillo…».


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